Archive for the 'Pericoli del web' Category

Debitocrazia e debito detestabile

L’economia moderna è basata sul debito. Se da una parte nel mondo cresce il capitale necessariamente da un’ altra parte è nato un debito.  Questo  principio è la necessità logica della formula Money= debt.

Ma i debiti sono tutti uguali?

Nel 1927 Alexander Sack, dopo essere stato ministro nella Russia degli Zar ed esperto di diritto  e successivamente diventato insegnante nelle università europee e degli Stati Uniti, presentò la nozione di “Debito Detestabile”.

Alexander afferma che un  debito per essere detestabile deve possedere 3 prerequisiti:

1) Il governo deve aver conseguito prestiti senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.

2) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno beneficiato la cittadinanza.

3) I creditori devono essere al corrente di questa situazione e disinteressarsene.

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Equitalia S.p.A. – Lo “Stato” e il sistema del debito. Un affare da miliardi di euro…

Lo Stato ci perseguita. Lo Stato non ci paga quando deve. Lo Stato ipoteca le nostre case. Lo Stato moltiplica il nostro debito arbitrariamente e a suo insindacabile giudizio in caso di insolvenza. Equitalia S.p.A. (società per azioni) capitalizzata dallo Stato, è una società delegata dallo stesso per la gestione e la riscossione dei debiti. Tutto questo con profittida fare invidia a qualsiasi altra società per azioni al mondo! Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Federal Reserve a parte ovviamente…

Questo è il quadro della riscossione dei debiti e dei tributi in Italia dove la parola più ricorrente è “Stato“.

Ma “lo Stato siamo noi” ci ripetiamo e ci ripetono sino alla nausea.

Lo Stato siamo noi? Siamo così crudeli con noi stessi? Spietati e severi. Insolventi nei confronti di noi stessi, non ci paghiamo da soli, ci multiamo maggiorandoci il debito del 100%. Beh, se lo Stato siamo noi allora vergogniamoci di questi veri e propri crimini contro noi stessi!

Credevamo di essere solo vittime del sistema del debito, ma ne siamo anche inconsapevolmente carnefici a quanto pare.

Cosa ci sta sfuggendo?! Siamo veramente noi gli autori di queste malefatte?

Regia vai con il filmato…

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La riserva frazionaria spiegata da Maurice Allais

Maurice Allais nasce nel 1911 a Parigi. Nel 1931 si iscrive all’Ecole Polytechnique, dove si laurea – primo della sua classe – nel 1933. Nel 1936 comincia a lavorare nel Genio Minerario: nel 1937 gli viene affidata la responsabilità del Servizio Miniere e Cave di Nantes, e dal 1943 al 1948 dirige l’Ufficio di documentazione e statistica mineraria di Parigi. Dal 1941 al 1948, parallelamente alla sua carriera di funzionario, comincia a lavorare come ricercatore e a pubblicare i suoi primi saggi, i più importanti dei quali sono: A la Recherche d’une Discipline Economique (“Alla ricerca di una disciplina economica”, 1943) e Economie et Intérêt (“Economia e interesse”, 1947). Dal 1944 insegna Analisi economica presso l’Ecole Nationale Supérieure des Mines e nel 1946 assume la carica di direttore di un’unità di ricerca del CNRS, il Consiglio francese per la ricerca scientifica. Successivamente insegna anche presso l’Istituto di Statistica dell’Università di Parigi (fra il 1947 e il 1968), il Centro Thomas Jefferson dell’Università della Virginia (con la qualifica di Distinguished Visiting Scholar, fra il 1958 e il 1959), l’Istituto di alti studi internazionali di Ginevra (1967-1970) e l’Università Parigi-X (1970-1985). Nello stesso periodo, realizza studi economici sia per aziende private e pubbliche sia per la Comunità Economica Europea. Nel 1980 va in pensione, ma può continuare il suo lavoro grazie all’Ecole Nationale Supérieure des Mines e al CNRS. Continua a leggere 'La riserva frazionaria spiegat...'

Zeno Manfredi ha provato a prendermi per i fondelli e forse all’inizio c’è anche riuscito…

piangina

E tu, prima di offrirgli il tuo aiuto, gli chiederesti le sue generalità?

…è vero, devo essere sincero.
All’inizio ho peccato d’ingenuità, non ho resistito alla tentazione, com’è mia abitudine e come chi mi conosce bene può confermare, di tendere la mano a occhi chiusi verso quella che aveva tutta l’aria di essere una sincera richiesta d’aiuto. Come potevo non cascarci? Quando trovo una persona sventurata prima le offro il mio aiuto e dopo, semmai, verifico le sue generalità. Come infatti ho fatto. (Forse è per questo che la gente ha smesso di tirar su gli autostoppisti: oggi giorno appena ti fidi ti trovi in macchina uno che ti punta la pistola alla testa, ti deruba e, se sei fortunato/a, ti lascia andare senza prima stuprarti).

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Gli Stati Canaglia, dall’embematica definizione di Wikipedia il nesso fra terrorismo e signoraggio

distruzione-mutua-assicurata

Distruzione Mutua Assicurata

Mi stavo giusto chiedendo quale fosse la definizione esatta di quella locuzione particolarmente odiosa “stato canaglia” con la quale i vari politicastri amano apostrofare i paese da considerare, di volta in volta, i “nemici”. Nemici in quanto presumibilmente affetti da una specie di patologica repulsione nei confronti di concetti quali la pace, la libertà di culto, la democrazia, i diritti umani e ogni altro principio particolarmente caro a noi altri che siamo tanto buoni. Ma, al contempo, queste “canaglie” sembrano non resistere proprio al fascino perverso della proliferazione nucleare e del terrorismo.

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FINANZA/ Tutti i dati che dimostrano l’esistenza del signoraggio

di Giovanni Passali

Un lettore mi ha inviato un commento all’articolo “FINANZA/ Quanto ci costa il signoraggio delle banche centrali?”. Ecco il testo di quel commento:

“Salve, in rete gira questo dossier sulle frottole del signoraggio: http://digilander.libero.it/togiga/signoraggio.pdf e un gruppo facebook che debunkera le sciocchezze dei complottisti: http://www.facebook.com/pages/Signoraggio-informazione-corretta/279217954594 la teoria del signoraggio è una bufala di stampo neonazista”.

Conosco il documento proposto, redatto da un tal Gianluca: si tratta di una collezione di luoghi comuni proposti senza prove e infarciti da una serie quasi infinita di sciocchezze, affermazioni confuse e imprecise, citazioni parziali. Tanto da rendere impossibile una risposta su ogni punto. Comunque, ritengo il testo un interessante esercizio, utile per mostrare come alcuni luoghi comuni sulle questioni economiche, quando vengano confrontati con la realtà, ne escano letteralmente a pezzi.

Ritengo doveroso però partire dall’ultima frase del commento sopra riportato: “la teoria del signoraggio è una bufala di stampo neonazista”. Questo tipo di accuse si trovano in rete poiché uno dei maggiori esponenti sulla questione del signoraggio è stato Ezra Pound, noto anche per aver avuto delle spiccate simpatie per il regime fascista.

Per rendere evidente il fatto che il signoraggio non è un argomento appartenente a una ideologia di un certo colore, riporterò quanto scritto da Karl Marx nel suo celeberrimo Il Capitale: “Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro.

Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote…

Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato”. (Karl Marx, Il Capitale, cap. 24).

Questa è la definizione di quello che io ho già chiamato “il debito impagabile” della “moneta debito”. No, la questione del signoraggio, o dei privilegi delle Banche Centrali, non è una questione di destra o di sinistra, ma di apertura mentale e disponibilità a osservare la realtà.

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Wikipedia ha tradito Internet

“Il futuro è tutto nelle potenzialità dei blog.
Ma i giovani ignorano chi minaccia il Web”

Intervista di Gabriele Beccaria a Robert Cailliau
LA STAMPA, TuttoScienze, 3 ottobre 2007

«Wikipedia? Non è quello che volevamo avere». Adesso incombe come l’enciclopedia unica, che accentra conoscenze invece di disperderle, umiliando la filosofia originaria della Rete. E le giovani generazioni – aggiunge – non si preoccupano affatto dei gorghi del Web, che assorbono dati e li inghiottono chissà dove, fino ad approdi che potrebbero diventare pericolosi. Loro, però, hanno prontamente afferrato un’altro punto: che i blog offrono possibilità mai viste di libertà, le stesse che lui immaginò quando la Babele elettronica che oggi ci droga emetteva soltanto segnali premonitori.

Robert Cailliau, 1947

Robert Cailliau, brillante sessantenne, evoca il passato e allo stesso tempo punzecchia il futuro di Internet, disseminando provocazioni con un inglese fluente che non tradisce le sue origini belghe. E’ uno dei due uomini che al mondo può farlo meglio di chiunque altro. Con il britannico Tim Berners-Lee è l’inventore del sistema ipertestuale che in origine doveva permette l’accesso facile ai documenti prodotti a ritmo continuo dal Cern di Ginevra e che quasi subito, sfuggendo ai limiti imposti dai creatori, si è mutato in Internet. Invitato alla conferenza stampa di presentazione del Festival della Scienza di Genova, si presenta al «Globe», la sfera lignea che incombe davanti a uno degli ingressi del Cern, il laboratorio numero uno di fisica delle particelle, dove si lavora a ritmi forsennati. Ancora otto mesi e – si incrociano le dita – sarà completato il «Large Hadron Collider», il Grande collisore di adroni che, facendo scontrare i protoni a una velocità prossima a quella della luce, dovrà svelare una serie di interrogativi sulla nascita e sulla «tenuta» dell’Universo. Intanto l’universo di Cailliau continua imperterrito la sua velocissima espansione e, come il Big Bang originario è imbozzolato in una nebbia di ipotesi, il momento iniziale del Web resta ugualmente controverso.
«Me lo chiedono sempre e dò sempre la stessa risposta: non è mai esistita una “prima pagina Web”. E’ una questione irrilevante. Ci sono state, invece, tante prime pagine, nelle quali venivano pubblicati documenti giorno per giorno, esattamente come accade con i blog di oggi».
I «grillanti» di casa nostra si sentiranno lusingati. I blog – spiega – «incarnano l’idea di Web che avevamo in origine, come strumento di condivisione di conoscenze e di informazioni, ma anche come fonte di saggezza».
L’effetto è un contagio democratico che si accompagna alla globalizzazione dei prodotti e – altra sorpresa – se Wikipedia l’ha deluso, Cailliau si dichiara ottimista sui giganti come Google e eBay: «Non sono il male che molti indicano con angoscia. In realtà forniscono enormi piattaforme sulle quali gli individui si muovono e si esprimono».
Ora fanno soldi e le azioni di questi colossi valgono miliardi, ma, quando Internet era un organismo fragile, neonato, il Big Business gli voltò le spalle.
«Non ci crederete. Eppure, per una volta, i burocrati della Commissione europea furono più svelti degli imprenditori a capire che cosa stava accadendo».

Immagine da http://www.dw-world.de/

E nemmeno i reporter, che dovrebbero essere addestrati ad annusare gli indizi del futuro, si dimostrarono all’altezza.
«Ricordo una reporter, che all’inizio degli Anni 90 mi aggredì così:
“Come faccio a raccontare una cosa del genere? Non è abbastanza sexy!”». Nemmeno Cailliau, d’altra parte, si è arricchito con la sua intuizione. I miracolati di Internet appartengono tutti alle seconde, terze e quarte generazioni.
«Io non ho scritto un software, semmai ho stabilito uno standard, indipendentemente da qualunque applicazione commerciale».
E, d’altra parte, nemmeno al Cern esistevano fondi sufficienti per spingere le innovazioni informatiche e così, per un effetto paradossale, la Rete ha iniziato la deriva libertaria che ancora oggi, nonostante i ripetuti tentativi di imbrigliarla, la caratterizza come un esperimento senza precedenti, non meno stupefacente di quelli con le particelle dell’infinitamente piccolo che hanno reso celebre l’anello sotterraneo di Ginevra.
«Immaginavo la Rete come uno strumento sociale e, oggi, vedo con piacere che tutti discutono di Web-democrazia».
Con luci e ombre, com’è inevitabile. Cailliau ironizza sulla quantità di micro-operazioni che siamo costretti a eseguire al computer, dalle prenotazioni dei viaggi all’e-banking, e che un tempo erano affidati a personale specializzato («Che fatica! Lo so bene»), e allo stesso tempo si inorgoglisce per la mobilitazione digitale che tiene l’attenzione puntata sulle violenze nell’ex Birmania della giunta militare. Il mondo non è più lo stesso e nemmeno quello della scienza, dove ricercatori alle prime armi e Premi Nobel intrecciano in continuazione i loro dati e dove chiunque è istantaneamente raggiungibile con un colpetto di mouse.
«Dove stiamo andando? E’ la domanda classica e al momento non ho una vera risposta». Cailliau preferisce stilare un elenco di preoccupazioni. La cosiddetta Web-neutrality, per esempio, e poi il controllo crescente su informazioni che, invece, dovrebbero restare libere. Lo inquietano anche l’indifferenza dei ragazzi e delle ragazze per questi problemi e il diluvio di dati che spesso finiscono per soffocare l’informazione, anziché esaltarla. «Intanto cresce l’ossessione per il Web semantico, che dovrebbe organizzare i files in modo sempre più intelligente. Ma, per ora, non sembra succedere niente. Forse è uno di quei casi in cui si prepara qualcosa sotto la superficie e nessuno riesce a vederlo. Io preferisco concentrarmi sui blog e sul loro potenziale. Bisogna solo lasciarli cuocere ancora per un po’».




Webmaster: Duccio Armenise