Wikisaggio sul Signoraggio

Da WikiSignoraggio.

Indice

Introduzione

Alla base della Politica vi è l'Economia, mentre alla base dell'Economia vi è il mezzo di scambio che la rende possibile: la moneta.

Pertanto, come il discutere di Politica prescindendo dall'Economia è estremamente superficiale, analogamente lo è il discorrere di Economia prescindendo dal Sistema Monetario, ovvero dalle modalità con cui il mezzo di scambio viene generato, emesso e gestito.

A riprova di ciò basti pensare che chi possiede il debito di una persona può condizionarla e se il debito è alto ne diventa il padrone.

I politici possono infatti millantare tutte le promesse elettorali che vogliono ma, in assenza delle risorse economiche necessarie, dei soldi, non possono mantenerle.

La Sovranità Monetaria è quindi alla base della Sovranità di uno Stato.

Il Bilancio dello Stato chiude sempre in perdita anche a causa degli interessi sul Debito Pubblico e, pertanto, la Legge Finanziaria non può che prevedere nuovi tagli alla spesa pubblica, aumenti di tasse e privatizzazioni.

Nel corso di questo saggio vedremo come il meccanismo di indebitamento è oggi un circolo vizioso per via del fatto che il Signoraggio, ovvero il potere di battere (emettere) moneta e gestirla è detenuto dalle Banche Centrali le quali operano in autonomia rispetto allo Stato rivendicando il diritto di esercitare la Sovranità Monetaria per conto dello stesso ma, di fatto, operando in conflitto di interessi.

Cercheremo di rispondere a domande quali:

  • Che cos'è il signoraggio?
  • Cosa sono i soldi?
  • A chi appartengono al momento della loro emissione?
  • Che cos'è il Debito Pubblico e chi ne sono i titolari?
  • Perchè lo Stato può stampare titoli di debito ma non può stampare moneta?
  • Perchè la "Banca d'Italia", la quale dovrebbe esercitare la Sorvranità Monetaria per conto dello Stato Italiano, non è assolutamente "d'Italia"?

Ipotesi preliminari

Segue una serie di "ipotesi preliminari" che saranno ampiamente argomentate, dimostrate o eventualmente smentite nel corso del presente saggio:

1 - Attualmente le banconote vengono emesse non dallo Stato italiano ma dalla banca centrale, chiamata Banca d'Italia, che ha il monopolio sull'emissione dei biglietti di banca.La Banca d'Italia è formalmente un istituto di diritto pubblico, la cui proprietà però non è statale ma per il 96% in mano a società private (SPA): banche e assicurazioni. La Banca d'Italia, che dovrebbe vigilare sull'operato delle banche, opera in pieno conflitto di interessi, dal momento che le banche partecipano alla proprietà della stessa.

2 - L'articolo 1 della costituzione italiana (la sovranità appartiene al popolo) risulta essere oggigiorno disatteso, in quanto il popolo non detiene affatto la sovranità monetaria trasferita da politici compiacenti a questo ente di proprietà privata chiamato Banca d'Italia.

3 - Sull'emissione delle banconote, la Banca d'Italia ha un introito stimato in alcune centinaia di milioni di euro all'anno, denaro che potrebbe diversamente andare allo Stato (fonte: perizia sentenza tribunale Lecce 2005, vedi disegno di legge n° 925 IDV)

4 - E' falso affermare che il profitto della Banca d'Italia sull'emissione di banconote sia pari al valore delle banconote emesse più una quota relativa agli interessi, il profitto della banca riguarda "solo" gli interessi applicati. Sebbene essi siano due fenomeni indirettamente correlati, è falso anche affermare che l'emissione di banconote sia la causa diretta della formazione di debito pubblico.

5 - La creazione di denaro da parte delle banche commerciali (che non riguarda dunque le banconote) è regolato da un sistema basato su riserva frazionaria, questo significa che all'interno del sistema bancario una certa quantità di denaro può essere moltiplicata fino a 50 volte il valore iniziale, attraverso una serie di prestiti.

6 - Il denaro "creato" all'interno del sistema bancario non ha una contropartita fisica, esso è solo la risultanza dell'applicazione di regole contabili ed è garantito esclusivamente dal sistema bancario stesso. Fondandosi sulla copertuta frazionaria dei depositi, tale sistema è instabile alla base.

7 - L'espansione del credito attraverso la riserva frazionaria è intrinsecamente inflazionistico. In altre parole le banche creano denaro dal nulla ricevendone un tornaconto personale (interessi) e allo stesso tempo aumentano la quantità di denaro circolante, influendo in maniera negativa sul potere d'acquisto dei cittadini.

8 - All'interno del nostro sistema economico, nuovo denaro viene creato necessariamente attraverso l'accensione di un debito verso il sistema bancario, debito che deve essere restituito maggiorato di un interesse. Questo fa si che non vi possa essere creazione di nuovo denaro senza aumento di indebitamento verso il sistema bancario. Detto in altre parole, se aumenta la quantità di moneta, aumenta necessariamente il debito verso il sistema bancario ed essendo la moneta una rappresentazione del valore e della ricchezza si può quindi affermare che il livello di indebitamento verso il sistema bancario è direttamente proporzionale alla ricchezza collettiva.

9 - Il sistema del denaro debito è tale che la quantità di denaro circolante sia sempre strettamente inferiore all'indebitamento totale verso le banche. Se non ci fosse debito, non ci sarebbe moneta in circolazione.

10 - Il potere di creare denaro (riservato alle banche) è alla base di ogni altro potere: chi possiede il debito di un soggetto può condizionarlo, manovrarlo, e se il debito è elevato ne può diventare il padrone.

Definizioni e Concetti preliminari

Valore, Ricchezza e Mezzo di scambio

La Moneta

Per "moneta" si intende un qualsiasi mezzo di scambio atto ad agevolare gli scambi commerciali superando i limiti imposti dalla pratica del baratto.

Fiat-Money

Per "fiat-money" si intende un tipo di moneta immateriale, priva di valore intrinseco e creata "dal nulla", o meglio, dalla sola volontà di crearla. Esattamente come, secondo il racconto biblico, Dio creò ogni cosa pronunciano per prima cosa la storica frase "fiat lux" ovvero "sia fatta la luce".

Nel Sistema Monetario attuale, come analizzeremo in seguito, la moneta corrente è di tipo fiat-money ma viene creata sempre a partire da una promessa di pagamento, cioè da un debito.

Il Signoraggio

Esistono sostanzialmente tre definizioni di "Signoraggio", una definizione etimologica, una definizione "ampia" e una definizione "ristretta".

Occorre quindi distinguere fra questa definizione di "Signoraggio", più ampia, e la definizione di signoraggio più ristretta secondo la quale esso è un sinonimo di "reddito da emissione monetaria".

Etimologia del termine

Signoraggio significa "aggio del signore" ovvero "guadagno" del "signore" che detiene il potere di battere moneta. In antichità tale potere era raggiunto e conservato soprattutto mediante l'esercito.

Interessante notare come il termine "aggio", che in ambito economico ha una definizione ben precisa ovvero "quel vantaggio (in senso di guadagno monetario) che si dà o si riceve per aggiustamento della valuta di una moneta a quella di un'altra, ovvero per barattare una moneta migliore con una peggiore", derivi etimologicamente da "agio" in senso di "comodità" con raddoppiamento della "g" al fine di rafforzarne il nuovo significato.

Definizione ampia

Il Signoraggio è l'insieme di vantaggi politico-economici e quindi il Potere di cui gode chi esercita la Sovranità Monetaria. Questi vantaggi comprendono anche il reddito da emissione monetaria.

Definizione ristretta

Il signoraggio è il reddito da emissione monetaria.

Il Reddito da Emissione Monetaria

Il reddito da emissione monetaria - o "signoraggio" in senso ristretto - non è calcolabile con una formula che sia sempre valida in quanto quest'ultima dipende dalle modalità con cui la moneta è emessa.

Per il conio di una moneta il signoraggio è pari al valore nominale della moneta coniata meno il valore intrinseco (costo del metallo e della lavorazione per il conio) della moneta stessa.

Solo nel caso in cui una moneta (o una qualsiasi altra forma di denaro) sia emessa "dal nulla" (come "fiat-money") e prestata vale la seguente:

Reddito da Emissione Monetaria = Valore nominale + Interessi - Valore intrinseco

La Sovranità Monetaria

Il Debito

Il Debito Pubblico

Il Debito Pubblico è il debito che contrae lo Stato emettendo Titoli di Debito Pubblico allo scopo di finanziarsi.

Esso è quindi un sotto-insieme del Debito complessivo composto dalla somma di tutti debiti contratti da tutti i soggetti economici operanti all'interno di un dato Sistema Economico-Monetario (e.g. l'Eurozona). “L’intera economia mondiale si basa attualmente su gigantesche piramidi di debiti che si appoggiano le une sulle altre in equilibrio instabile” Maurice Allais (Nobel Economia 1988)

Il prodotto interno lordo (PIL) di una nazione da la misura della quantità totale di ricchezza prodotta da una nazione in un anno. Il rapporto fra il Debito pubblico e il PIL rappresenta un indice della solidità economica di uno Stato. Quando si pensa alla parola debito la mente potrebbe andare immediatamente ai paesi del Terzo Mondo o a quelli in via di sviluppo. Effettivamente i paesi poveri sono estremamente indebitati rispetto alla ricchezza che producono e per essi il debito è una trappola che opprime e soffoca le rispettive popolazioni.Infatti per “servire” il debito e quindi far fronte agli interessi da pagare questi paesi sono costretti a utilizzare quel poco di ricchezza che riescono a produrre per onorare gli interessi, invece di provvedere allo sviluppo e al miglioramento delle condizioni di vita drammatiche della popolazione. I paesi poveri sono indebitati in maniera micidiale, tuttavia può sembrare paradossale il fatto che i paesi “ricchi” siano quelli piu’ indebitati.Lo Stato con il debito pubblico piu’ alto in assoluto è anche quello piu’ ricco: gli Usa hanno un debito pubblico che ha superato nel 2008 i 10 mila miliardi di dollari a fronte di un PIL di circa 14,3 mila miliardi. Che dire dell’Italia ? L’Italia con il suo PIL di circa 1600 miliardi di euro nel 2008 è il settimo paese piu’ ricco del mondo. Sfortunatamente però il nostro debito pubblico ha raggiunto nel 2009 la quota di 1750 miliardi. Se si osserva il grafico che rappresenta l’andamento del debito dal 1900 a oggi, si nota che è una curva sempre crescente, in altre parole il debito pubblico non diminuisce mai. Se consideriamo gli ultimi 19 anni, dal 1990 al 2009, si osserva che il debito è passato da 640 miliardi a 1750 aumentando del 270%. Attualmente gli interessi che i cittadini devono pagare sul debito pubblico sono circa 70 miliardi all’anno (un po’ più del doppio della manovra finanziaria 2007) e anche a causa di questo il debito dello Stato ha due caratteristiche:

- è un debito che si autoincrementa, quindi tende a crescere indefinitamente

- è inestinguibile

Gli ottimisti in campo economico fanno osservare che si, è vero che il debito aumenta sempre di piu’, ma anche il PIL aumenta e l’importante è valutare il rapporto Deficit / PIL e che esso non aumenti a dismisura e non vada troppo oltre al 100%. Il fatto è questo: abbiamo una frazione Deficit / PIL, abbiamo detto che il numeratore della frazione aumenta sempre (si autoincrementa a causa degli interessi) , per tenere la frazione costante anche il PIL deve aumentare, ovvero per mantenere questo indicatore di solidità economica entro valori accettabili, siamo costretti a produrre sempre piu’ ricchezza. Ovviamente, produrre sempre di piu’ significa necessariamente anche consumare sempre di piu’. L’attuale sistema economico quindi, per stare in piedi necessita che noi produciamo sempre di più, consumiamo sempre di piu’ e ovviamente inquiniamo sempre di piu’. Per quanto credete che questo meccanismo sia sostenibile ?

Lo Stato

Il Sistema Economico

Il Sistema Monetario

Sfatiamo i "miti" sul signoraggio

Sussistono sostanzialmente tre atteggiamenti differenti che si possono riscontrare rispetto al tema del signoraggio e del sistema monetario di seguito trattato:

1 - Negazionista: i negazionisti affermano che tutto ciò che si dice siano delle balle, che il sistema va benissimo cosi', che è una fortuna se la banca centrale non sia statale e negano dunque che esistano dei problemi oggettivi nel sistema attuale.

NON E' IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO

2 - Bufalistico: su internet si trova un bel bufalificio sul signoraggio dove gente che non ha alcuna preparazione scientifica si improvvisa esperto monetarista e ne escono barzellette di tutti i tipi (ad esempio che le banche dopo avere emesso e ritirato banconote le nascondono alle isole Cayman per riciclarle).

NEMMENO QUESTO E' IL NOSTRO APPROCCIO

3 - Scientifico/realista: esistono scienziati (matematici/economisti, non dentisti o altro) che hanno espresso critiche nette al sistema bancario/monetario attuale (ad esempio Irving Fisher, Maurice Allais) basate non su leggende ma su analisi dei gravi problemi (disastri) che il sistema attuale cosi' come è strutturato comporta.

QUESTO E' L'APPROCCIO DEL PRESENTE DOCUMENTO

In virtù di questo occorre doveroso, prima di procedere, sfatare alcuni "miti" sul tema in oggetto:

La definizione di signoraggio

  • La formula "signoraggio = reddito da emissione monetaria = valore nominale + interessi" non è valida Sistema Monetario attuale in quanto è vero che un soggetto che contrae un debito verso una banca riceve in cambio della moneta che dovrà essere ripagata per il valore nominale più gli interessi sul prestito ma le leggi che attualmente regolano il Sistema Monetario e quindi il sotto-insieme del Sistema Bancario sanciscono l'obbligo per la banca di estinguere il capitale (o valore nominale della moneta prestata) una volta che il prestito è stato restituito. Ne consegue che il reddito da emissione monetaria è pari ai "soli" interessi. Le virgolette sono d'obbligo perchè la gravità della situazione, come vedremo rimane e si aggrava perfino: se la Banca non fosse costretta a estinguere la moneta costituente il capitale del prestito questa potrebbe tornare in circolazione come moneta libera da interessi e, paradossalmente, renderebbe l'attuale Sistema Monetario più sostenibile di quanto in realtà sia.

La correlazione fra debito pubblico e signoraggio

  • Emissione di banconote = debito pubblico: in realtà il debito pubblico è sì correlato alle modalità di emissione della moneta ma non così strettamente. E' il DEBITO TOTALE pari alla somma del debito pubblico più tutti i debiti privati nei confronti del sistema bancario ad essere pari al totale della moneta circolante più interessi.

Miti sulla Riserva Frazionaria

  • E' falso affermare che mediante il meccanismo della "Riserva Frazionaria" una banca può prestare un importo pari a N volte una somma depositata, tuttavia attraverso una serie di prestiti a cascata si ha una espansione del credito che può portare alla moltiplicazione fino a N volte della somma iniziale, ma questo può avvenire solo a livello di Sistema Bancario e non di singola banca.

Consideriamo il seguente esempio:

Ipotesi: tasso di riserva = 2% (simile a quello attuale).

Il soggetto A deposita in Banca1 100 euro sul conto corrente. Ora A ha un credito di 100 verso la Banca1 e, viceversa, la Banca1 ha un debito (una promessa di pagamento) di 100 verso A.

Tramite il meccanismo della Riserva Frazionaria (supponendo che sia al 2%) la Banca1 può prestare 98 euro a un soggetto B.

Ora il soggetto B ha un debito di 98 euro (+ interessi) nei confronti della Banca1.

Con ogni probabilità quei 98 euro serviranno al soggetto B per comprare qualcosa da un soggetto C e quindi finiranno nel suo conto corrente:

Ora il soggetto C deposita i 98 euro presso una qualsiasi banca, suddividiamo i 2 casi:

1)Il soggetto C deposita i 98 euro presso la Banca1, ora la Banca1 ha un debito di 100 euro con il soggetto A e un debito di 98 euro verso il soggetto C ma, mediante il meccanismo della Riserva Frazionaria, può prestare fino ad altri 98-2% = 96,04 euro a un soggetto D.

2)Il soggetto C deposita i 98 euro presso la Banca2, ora la Banca2 mediante il meccanismo della Riserva Frazionaria, può prestare fino ai 98-2% = 96,04 euro a un soggetto D.

Il soggetto D prende in prestito 96 euro e così via...

Risultato: Con il tasso di Riserva Frazionaria al 2% (vicino a quello attuale) l'intero Sistema Bancario (e non la singola banca) può creare fiat-money (moneta creata "dal nulla" con questo meccanismo) e prestarla per un valore pari a 50 volte (la formula per arrivare a questo risultato è una prograssione matematica) i 100 euro iniziali del soggetto A, ovvero fino a 5'000 euro.

Quindi si avranno fino a 5'000-100=4'900 euro creati dal nulla e prestati a interesse.

Considerando che l'ammontare del totale dei conti correnti depositati presso il Sistema Bancario non è certo di 100 euro è possibile quantomeno intuire l'enorme potenziale di indebitamento insito in questo meccanismo della "Riserva Frazionaria".

Storia della Moneta

Le principali Banche Centrali Moderne

La nascita della Bank of England

Dalla Bank of England alla Federal Reserve

Storia cronologica della Banca d'Italia

  • 10 Agosto 1893 - La Banca d'Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale del Regno, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito e dalla liquidazione della Banca Romana.

Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l'attuale Banca d'Italia. Artefici dell'operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Diavolo, Bastogi, Balduino.

  • 28 Aprile 1910 Con Regio Decreto 28 Aprile 1910, n. 204, fu approvato il testo unico delle leggi sugli istituti di emissione e sulla circolazione dei biglietti di banca. All'art. 1 venne stabilito che "la facoltà di emettere biglietti di banca od altri titoli equivalenti pagabili al portatore ed a vista, è concessa, per un periodo di venti anni, dal 10 Agosto 1893, ai seguenti istituti: banca d'Italia, con un capitale di 240 milioni, diviso in 300 mila azioni nominative da lire 800 ciascuna; banco di Napoli; banco di Sicilia".
  • 06 Febbraio 1926 si vara la prima legge bancaria, Legge n. 812 del 06.02.1926: la Banca d’Italia diventa l'unica banca abilitata ad emettere moneta, con l’attribuzione del compito fondamentale di vigilare sull’intero sistema bancario. La Banca d’Italia si accaparra le riserve metalliche del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli.

Subito dopo l’occupazione del Sud, l’allora Banco di Sicilia disponeva di una ingente riserva aurea, ma si impedì a questa banca di recuperare dal mercato le sue monete d’oro per convertirle in carta moneta. Se ciò fosse stato consentito, il Banco di Sicilia avrebbe potuto emettere banconote per un valore pari o superiore ai 1.200 milioni e occupare, in tal modo, il primo posto nel mercato finanziario italiano. Le banche del nord non possedevano riserve di questa portata. Con buona tattica, l’oro del sud venne via via rastrellato per passare in mano dapprima alla Banca d’Italia e successivamente alle varie Banche private sue socie.

  • 11 Giugno 1936 - Con il Decreto n. 1067 dell’ 11 giugno 1936, veniva approvato lo Statuto della Banca d’Italia che assumeva, ad honorem, la forma giuridica di Istituto di Diritto Pubblico. In definitiva la Banca d’Italia diventava, a tutti gli effetti, una Banca Centrale.

La Banca d'Italia, con la legge bancaria del 1936, ottiene come prerogativa il potere di emissione della moneta, e riceve il compito di vigilare sulle banche italiane.

Tale ruolo assunse un definitivo assetto con il R. D. L. 12/03/1936, n. 375 (convertito con modificazioni nella Legge 7 Marzo 1938, n. 441), e con il successivo statuto, approvato con R. D. 11/06/1936, n. 1067.

Queste disposizioni legislative confermarono l'autonomia della banca d'Italia, alla quale, per la prima volta, fu esplicitamente riconosciuta la qualifica di "Istituto di Diritto Pubblico", nonostante fosse sostanzialmente mantenuta la sua organizzazione interna originaria, che, come si è accennato, era quella di una società anonima.

  • 19 Aprile 1948 Degna di rilievo è la norma contenuta nel 4° comma dell'art. 25 (come modificato dal D. P R. 19/04/1948, n. 482, e successivamente sostituito dall'art. 1 del D. P R. 18 Luglio 1992), con la quale si stabilisce che il Governatore della banca d'Italia, tra l'altro, "dispone, in relazione alle esigenze di controllo della liquidità del mercato, le variazioni alla ragione normale dello sconto e alla misura dell'interesse sulle anticipazioni in conto corrente e a scadenza fissa presso la banca d'Italia, con proprio provvedimento da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana". Tutto ciò, per porre in evidenza l'enorme potere attribuito al Governatore, capace di incidere in maniera decisiva sulla vita della Nazione, tanto più che la sua nomina non incontra limiti temporali, a meno di dimissioni o di revoca, quest'ultima disposta dal Consiglio Superiore, ed approvata con decreto del Presidente della Repubblica promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto col Ministro per il Tesoro, sentito il Consiglio dei Ministri (v. art. 19, 1° e 6° comma, dello statuto, così modificato rispettivamente dall'art. 1 del D. P R. 14 Agosto 1969, n. 593, e dal D. P R. 19 Aprile 1948, n. 482). Per concludere su questo specifico argomento, e per dimostrare come il potere politico abbia continuato nel tempo a defilarsi dalla responsabilità di mantenere una competenza di tanta importanza, quale è quella concernente il tasso di sconto (le manovre sul quale in aumento o in diminuzione acquistano una grandissima rilevanza per il tessuto sociale della Nazione).
  • 07 Febbraio 1992, Legge n. 82 (tra l'altro promossa dall'allora Ministro del Tesoro, Guido Carli, che, guarda caso, era stato Governatore della Banca d'Italia), ha attributo all'Istituto di Emissione la facoltà di disporre le variazioni del tasso ufficiale di sconto senza doverla più concordare con il Ministro del Tesoro, vale a dire con lo Stato (per avere un'idea, quanto meno approssimativa, dell'importanza del tasso di sconto e di quello sulle anticipazioni, concesse dalla banca Centrale alle banche ordinarie, basti sapere che dalle loro variazioni dipende non solo il costo del denaro, cioè l'interesse che i clienti debbono pagare alle banche, ma anche l'importo degli interessi sulle obbligazioni e sui titoli pubblici. Queste variazioni, che incidono così profondamente sull'economia del paese, sono dunque decise soltanto dal Governatore della Banca d'Italia.
  • 04 gennaio 2004 Il numero 01 di "Famiglia Cristiana", riporta alla pag. 22, per la prima volta nella Storia l'elenco dei soci di Bankitalia con le relative percentuali di interesse:

"Stranamente la Banca d’Italia è una società per azioni che appartiene a banche italiane e, in misura minore, a compagnie d’assicurazione. E sorprendentemente l’elenco dei suoi azionisti è riservato. Per fortuna ci ha pensato un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta da Fulvio Coltorti, a scoprire quasi tutti i proprietari della Banca d’Italia. Indagando a ritroso sui bilanci di banche, assicurazioni eccetera, ha annotato le quote che segnalavano una partecipazione nel capitale della Banca d’Italia. Così il ricercatore è riuscito a ricostruire gran parte dell’azionariato della nostra massima istituzione finanziaria. Come si può notare, tre banche da sole "controllano" la Banca d’Italia" (da R & S, Ricerche & Studi di Mediobanca, 2003, pag. 1.149).

  • 20 Settembre 2005 - L'elenco soci viene reso ufficialmente reso disponibile sul [sito ufficiale di Bankitalia].

<<10. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.>>

  • 31 Sicembre 2005 il Governo non ha disdetto il contratto tra lo Stato Italiano e la Banca d'Italia per l'erogazione dei «servizi di Tesoreria dello Stato», quindi il contratto è automaticamente rinnovato per altri 20 anni, ovvero fino al 31 dicembre 2030. La scadenza era fissata per il 31 dic 2010 ma doveva avvenire con un preavviso di almeno 5 anni.
  • 21 Luglio 2006 - La sentenza 16751 delle sezioni riunite della Cassazione, ha affermato che la Banca d'Italia "non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l'espressa indicazione dell'articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375".
  • 16 Dicembre 2006 - E' cambiato l'Art.3 dello Statuto Bankitalia eliminando il comma che ne decretava l'obbligo di essere posseduta a maggioranza pubblica. Il nuovo statuto è firmato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa.
  • Ad oggi la maggioranza delle quote della Banca d'Italia sono ancora di proprietà di soggetti privati: [sito ufficiale di Bankitalia].

Quindi la Banca d'Italia che dovrebbe svolgere un ruolo di controllo sulle banche commerciali italiane è invece attualmente controllata proprio da queste ultime.

La Banca Centrale Europea o BCE

L'attuale Sistema Monetario

Moneta e Debito (di Josef Hasslberger)

Esiste una verità fondamentale sul tema moneta e debito, ma la cosa è conosciuta da pochi e quasi nessuno pensa di realmente poter o dover occuparsene.

Alcuni personaggi importanti che si mettevano a cambiare la situazione furono assassinati o sono stati messi a tacere in altro modo, giusto quando la soluzione era diventata tangibile. La verità è così mostruosa che ci pare proprio incredibile. Preferiamo non pensarci, specialmente perché abbiamo degli "esperti" che dovrebbero saperne tutto, allora perché noi "non esperti" dovremmo cercare di conoscerne i segreti?

Il problema

Siamo perfettamente a conoscenza del problema, che peraltro è ben ovvio, ma la soluzione ci sfugge, forse perché pensiamo il problema è troppo grande perché lo affrontassimo. Il problema, in poche parole, è che né i governi né la stragrande maggioranza della gente ha soldi. Forse suona esagerato ma, pensandoci bene, vediamo che è la verità. I governi, di qualunque colore, siano essi liberali, socialisti, conservatori, democratici o altro, non hanno soldi. Ci tartassano quasi a morte e ciò nonostante, fanno altri debiti. E la maggior parte di essi è così indebitata, che quasi non ci sembra speranza di ripagare quanto è stato preso in prestito. Una percentuale altissima di tutte le tasse che entrano nelle casse dello Stato viene spesa per "servire il debito", cioè per pagare gli interessi sul debito pubblico, prima ancora di discutere come impostare il capitolo spese della legge finanziaria. Se ai governi manca la liquidità, i cittadini non sono messi meglio. Basta guardarsi intorno e vediamo le famiglie alle strette finanziarie, anche se non manca la volontà di lavorare. Molte volte sia marito che moglie hanno un impiego, a discapito della vita di famiglia e dei bambini, e spesso anche in quel caso i soldi bastano a malapena per le spese e le ferie una volta l'anno. Potete dire che questo è normale, è sempre stato così e non ci si può fare niente. Lo vedete? E' quella la risposta che siamo stati programmati a dare. Il problema c'è, ma è così grande ed è così prevalente nella vita di ognuno di noi, ed è un nodo così "complicato" che dobbiamo per forza lasciare che "gli esperti" lo sciolgano. Vero? No - non è invece vero per niente. Qual è il primo passo per risolvere un problema? Dobbiamo renderci conto della sua esistenza. Cominciate ad osservare la realtà intorno. Provate a sapere quanto il vostro governo spende ogni anno per gli interessi sul debito pubblico. Informatevi quanto i paesi in via di sviluppo pagano per gli interessi sui debiti. Osservate quanta gente dai paesi del terzo mondo emigra ovvero immigra nel nostro paese cercando solamente un sollievo dalla disastrosa situazione economica. Avrete una sorpresa.

La causa

Adesso che abbiamo capito che un problema esiste, dobbiamo fare il passo successivo, cioè dobbiamo individuarne la causa. Una cosa che certamente non possiamo fare è rimetterci agli "esperti", perché se loro sapessero, ci avrebbero avvertito tempo fa e saremmo già sulla buona strada per porre rimedio a questo schifoso stato delle cose. No è che la causa sia sconosciuta. Ci sono alcune persone ed anche qualche organizzazione che disperatamente cercano di darci delle informazioni in proposito. Purtroppo non hanno accesso ai media di larga diffusione, e se avessero l'accesso, e mettessero in piedi una campagna, potrebbero anche trovarsi di fronte a qualche serio problema. Credo che siate curiosi ormai di sapere che cosa sia la causa, e se noi, semplici cittadini, possiamo fare qualcosa per porre rimedio. Non è utile a nessuno trovare la causa del male se scopriamo poi che niente si può fare. Potevamo risparmiarci la fatica e fare qualcosa più piacevole. Senza farvi ancora spettare, butto qui la patata bollente: I soldi vengono messi in circolazione non dai nostri governi ma da un monopolio privato gestito dalle banche. E così semplice. Ma come potreste dire ed anche se fosse così, qual è il problema?

La creazione della moneta

Sembrerebbe naturale che la moneta venga creata dallo Stato e infatti, le Banche Centrali sembrano essere proprietà dello Stato anche se godono di una certa autonomia. Dico "sembrano" perché le banche centrali, che quasi costituiscono un quarto potere, oltre a quelli tradizionali dello Stato, sono solo in apparenza sotto il controllo dei poteri dello Stato. Quando lo Stato ha bisogno di soldi, non impartisce alla Banca centrale un'ordine di accreditare una somma sul conto della tesoreria. Lo Stato può ottenere i soldi solo in due modi. Uno è di tassare i cittadini, l'altro è di prendere un prestito. Quando la Banca centrale mette soldi in circolazione, lo fa sotto forma di prestito. Lo Stato deve chiedere questi soldi in prestito e si deve impegnare di ripagarli con interessi. Lo stesso succede quando un privato ha bisogno di finanziare un acquisto e gli mancano i fondi liquidi. La banca è felice di dare un prestito, finché potete portare delle garanzie e finché promettete di ripagare con interessi. Come possono le banche creare questi fondi? Buona domanda. Non sarà la Zecca dello Stato l'officina dove vengono fabbricati tutti i soldi? Le banconote, quando vengono stampate, vengono considerate proprietà della Banca centrale. Non vengono date allo Stato da utilizzare per le sue spese, ma vengono invece immesse nella circolazione chiedendo una contropartita. Ognuno che vuole alcune di queste banconote da spendere, deve "comprarle", cedendo una parte del suo credito. Ma in ogni caso, la grande maggioranza dei soldi che circolano (più del 90%) non sono banconote e monete, bensì "credito".

Quando andate dalla Vostra banca e chiedete un prestito, questi "soldi" vengono creati dalla banca lì per lì, scrivendo delle cifre sul vostro conto. Questi soldi si possono ritirare in banconote, cosa che succede raramente, o si possono spendere scrivendo degli assegni. Le banche tengono solo una piccola parte dei loro crediti in contanti, il resto viene movimentato spostando delle cifre da un conto ad un altro. La cosa più importante da sapere: I soldi vengono creati immettendo dei numeri in un computer. Nella pratica, succede così: Per ogni 10.000 che la banca concede in prestito, deve depositare 1000 o 2000 nella Banca centrale. Questo significa, se una banca raccoglie 100.000 in depositi, potrebbe tenersi 10.000 in contanti e depositare 90.000 con la Banca centrale. In seguito, la banca può creare 900.000 di soldi freschi semplicemente scrivendo queste cifre sul conto di alcuni suoi clienti. Nel caso il governo abbia bisogno di soldi, la procedura è leggermente diversa, ma sempre con lo stesso risultato. Il governo deve emettere dei buoni, che sono certificati di prestito, carte per le quali il governo può accettare soldi, e con le quali promette il successivo ripagamento della somma, maggiorata da "interessi". Questi certificati vengono "comprati" dalle banche. Possono essere rivenduti ai propri clienti o possono rimanere in mano alle banche. Al governo, in cambio, viene accreditata una somma corrispondente. L'ironia della situazione è che il governo, che dovrebbe essere l'autorità che emette i soldi che circolano nel paese, è costretto a prendere soldi in prestito dai privati (attraverso le banche) e di pagare interessi per questi prestiti. Adesso cominciamo a vedere perché il governo non ha mai soldi e perché molte delle nostre tasse che entrano nelle casse dello Stato, se ne vanno per pagare interessi sul debito, prima che si pensi ad affrontare le vere e proprie spese dello Stato.

Il meccanismo diabolico

Che succede quando un debito viene ripagato? Questo è interessante. Gli interessi pagati sono diventati proprietà della banca e la cifra che era stata concessa in prestito, viene distrutta. Nello stesso modo che la somma venne "creata" all'atto di concedere il prestito, adesso viene "discreata" o distrutta, una volta il prestito è stato ripagato. Significa che la Vostra banca può creare dei soldi sostanzialmente dal nulla, può appropriarsi degli interessi e poi può distruggere questi soldi, solo per ripetere il ciclo più avanti con un altro suo cliente. Se vi siete mai meravigliati da dove vengono i fondi per comprare gli edifici migliori e più grandi della città, qui c'è una spiegazione.

Se questo vi sembra ingiusto, aspettate a sentire la parte diabolica!

Ogni economia nazionale ha bisogno di soldi così che merce e servizi possono essere venduti ed acquistati. Se i soldi sono troppo pochi, le merci non potranno essere vendute, i prezzi si abbasseranno e questa situazione viene chiamata "deflazione". Se la moneta diventa ancora più scarsa, alla fine l'economia entrerà in recessione, la produzione si ferma, il lavoro non c'è più, inizia ad affacciarsi la miseria. Perciò, è molto importante che la quantità di moneta in circolazione sia sempre sufficiente perché la gente sia in grado di comprare la merce ed i servizi che vengono offerti. L'altro estremo è quello della relativa abbondanza di liquidità, che porta all'inflazione. I prezzi salgono, il "potere d'acquisto" della moneta si erode. L'inflazione è indesiderabile quanto lo è la deflazione. L'ottimale è una moneta con un potere d'acquisto stabile. Oggi, il governo non ha che strumenti indiretti per assicurare questa stabilità, essendo la creazione del credito largamente a discrezione delle banche. Inoltre, visto che il Governo non può creare la sua moneta, l'unica via per far sì che l'economia disponga di moneta a sufficienza, è di continuare a prendere prestiti! Certo questo significa continuare a pagare interessi! E' questa la ragione perché i governi non hanno mai soldi e perché lavoriamo più di sei mesi l'anno per lo Stato. Paghiamo gli interessi, in aggiunta alle spese dello Stato. Diabolico, no? Un monopolio privato ad opera delle banche mette in circolazione la nostra moneta, cominciando dalla Banca centrale e, così di seguito, tutte le altre banche. Sono le nostre leggi bancarie che permettono alle banche di creare e sfruttare il credito, piuttosto che il governo, che dovrebbe creare la moneta per i propri cittadini.

La soluzione

Avendo trovato la ragione per le difficoltà economiche e la miseria, ed avendola descritta con esattezza, una soluzione praticabile ci salta subito nell'occhio. E' necessario cambiare le leggi bancarie per escludere l'autonoma creazione di credito dalla parte delle banche, eccetto la creazione di nuova moneta e nuovo credito ad opera della Banca centrale, da mettere in circolo come credito per i cittadini, non come debito. La creazione della moneta deve tornare sotto la sovranità del popolo e deve essere a diretto benefico di ognuno di noi. Come si può escludere la creazione del credito ad opera delle banche? Molto semplice. Si richiede, invece della bassa percentuale oggi necessaria, che le banche, per ogni prestito concesso, debbano avere un deposito dell'intera somma (100%) presso la Banca centrale. Questo significa che una banca potrà collezionare i depositi dei propri clienti, li può depositare presso la Banca centrale e soltanto poi potrà concedere prestiti per l'ammontare della somma depositata. Parliamo adesso della creazione della moneta che dovrà tornare sotto controllo del governo, ovvero sotto controllo dei cittadini. E' un problema questo che acquista grande importanza. Per primo, ci deve essere un meccanismo che ci permette di controllare l'andamento dei prezzi in modo continuo. Disponendo di un tale meccanismo, è possibile che l'autorità monetaria, investita del compito esclusivo di creare la moneta, eserciti un controllo esatto sul potere d'acquisto della moneta, avendo così l'inflazione e la deflazione sotto il suo diretto controllo. Secondo il principio che l'ammontare della moneta in circolazione deve coincidere esattamente con la totalità delle merci e dei servizi che vengono offerti, possiamo eliminare l'inflazione e stabilizzare la moneta con un meccanismo molto semplice. All'autorità monetaria viene assegnato il compito di stabilizzare l'indice dei prezzi. Questo compito viene assolto mediante la messa in circolazione di nuova moneta al primo segno di un'abbassamento dei prezzi, e il corrispondente ritiro di liquidità quando i prezzi accennano ad alzarsi. Non c'è assolutamente una necessità di accettare un'instabilità dei prezzi. E' importante sapere che l'inflazione è dovuta al fatto che in circolazione ci sono più soldi di quelli necessari all'acquisto delle merci e dei servizi offerti, e che la deflazione è la situazione opposta, ovvero insufficiente moneta in circolazione. Questi fatti sono conosciuti da svariati decenni, solo che, con la creazione della moneta nelle mani delle banche (dei privati) invece di un'autorità centrale (pubblica) era finora difficile aggiustare la quantità di moneta alle vicissitudini dell'attività economica.

Moneta credito verso moneta debito

Allo stato attuale, la moneta viene creata in forma di credito per le banche, e viene messa in circolazione in forma di debito per chi prende il prestito, cittadino privato o Stato chicchessia. Chiaramente il prestito deve essere ripagato, i soldi vengono considerati "proprietà della banca". Per questa ragione dobbiamo pagare interessi. Preferisco chiamare questa moneta la "moneta debito" ed ho già messo in evidenza che è la causa di molta sofferenza. La moneta credito invece non ha di questi inconvenienti. Questa moneta, dopo essere creata, viene data ai cittadini, non in forma di prestito, bensì in forma di accredito dell'utile dello sviluppo economico. Quando si crea una nuova moneta, non sono state le banche a lavorare ma i cittadini, e così la proprietà della moneta, una volta creata, spetta ai cittadini, non alle banche.

Credito Sociale

Questo si potrebbe chiamare un sistema di credito sociale. In fatti, il termine "social credit" - credito sociale - fu coniato da un certo Clifford Hugh Douglas. Poi il cittadino canadese Luis Even dette larga diffusione a questa filosofia fondando una pubblicazione per portarne i principi a conoscenza del pubblico. Non posso pretendere di descrivere qui il sistema del credito sociale ma certamente, la moneta credito ne è una parte importante. Quando la moneta viene messa in circolazione dalla Banca centrale, è giusto che sia proprietà di tutti noi che abbiamo contribuito in un modo o nell'altro alla crescita dell'economia reale. Noi produciamo, viviamo, consumiamo, abbiamo nuove idee, mettiamo su famiglia, impariamo, impartiamo agli altri quello che sappiamo. Tutte queste attività ed altre ancora sono alla base della vita economica del paese e perciò sembra logico che i benefici derivati dalla messa in circolazione della moneta non debbano essere un'esclusiva di pochi banchieri bensì vadano distribuiti a tutti quei soggetti che concorrono nella vita economica del paese.

The Modern Money Mechanics

Pubblichiamo qui la traduzione di un documento ufficiale della Federal Reserve (o "FED", la banca centrale degli USA) dal titolo: "Modern Money Mechanics" sul funzionamento del sistema monetario.

CHE COSA RENDE IL DENARO PREZIOSO?

Negli Stati Uniti né la valuta in moneta né i depositi hanno valore come bene.INTRINSECAMENTE UN BIGLIETTO DI UN DOLLARO È SOLO UN PEZZO DI CARTA, I DEPOSITI SEMPLICEMENTE ANNOTAZIONI SU REGISTRI.Le monete hanno qualche valore intrinseco come metallo, ma generalmente è inferiore al valore facciale. Cosa dunque rende questi strumenti, assegni, banconote e monete metalliche accettate per il loro valore facciale in pagamento di tutti i debiti e per gli altri usi ? PRINCIPALMENTE È LA FIDUCIA CHE LA GENTE RIPONE NEL FATTO CHE POTRÀ SCAMBIARE QUESTO DENARO CON ALTRI BENI FINANZIARI E REALI OGNI VOLTA CHE DECIDE DI FARLO.Il denaro, come qualunque altra cosa, deriva il suo valore dalla sua scarsità in relazione alla sua utilità.Beni e servizi sono più o meno preziosi perché ce ne sono a disposizione più o meno di quanto la gente richiede.L’utilità del denaro è la sua proprietà unica a determinare altri beni e servizi.Quanta moneta è richiesta dipende da molti fattori come il totale del volume delle transazioni in ogni momento, le abitudini di pagamento della società, l’ammontare di moneta che gli individui e gli affaristi vogliono tenere in mano per affrontare affari inaspettati. Il controllo della quantità di moneta è essenziale se il suo valore viene tenuto stabile. Il valore reale del denaro può essere misurato solo in termini di cosa esso permetterà di acquistare.Di conseguenza, il suo valore varia inversamente rispetto al livello generale dei prezzi.ASSUMENDO UN TASSO DI UTILIZZO COSTANTE, SE IL VOLUME DI DENARO CRESCE PIÙ RAPIDAMENTE RISPETTO AL TASSO DI CRESCITA A CUI VENGONO PRODOTTI BENI REALI E SERVIZI, I PREZZI AUMENTERANNO. QUESTO ACCADE PERCHÉ C’È PIÙ DENARO RISPETTO AI BENI E SERVIZI CON CUI SPENDERLO. Ma se d’altra parte la crescita nella fornitura di denaro non pone il ritmo con la produzione economica corrente, allora i prezzi cadranno, la forza lavoro nazionale, le fabbriche e altre strutture produttive non saranno pienamente occupate. Quanto grande lo stock di denaro deve essere per gestire le transazioni dell’economia senza esercitare influenza eccessiva sul livello dei prezzi, dipende da quanto intensivamente il denaro viene usato.Alcuni spendono il denaro velocemente dopo averlo ricevuto, rendendolo disponibile per altri usi.Altri tuttavia tengono il denaro per lunghi periodi.Ovviamente, quando del denaro rimane fermo, un volume maggiore è necessario per realizzare un dato volume di transazioni.

CHI CREA IL DENARO?

Variazioni nella quantità di denaro possono avvenire da azioni della Federal Reserve (la banca centrale), istituzioni (principalmente banche commerciali) o il pubblico.Il maggior controllo tuttavia resta della banca centrale.Il processo attuale di creazione del denaro prende luogo principalmente nelle banche.Come detto precedentemente,LE PASSIVITA’ DELLE BANCHE SONO DENARO.Queste passività sono conti dei clienti.Essi aumentano quando i clienti depositano banconote e assegni e quando i prestiti fatti dalle banche vengono accreditati su tali conti. In assenza di riserve legali obbligatorie, le banche possono aumentare i depositi incrementando prestiti ed investimenti fino a quando esse hanno abbastanza denaro in mano per soddisfare le richieste dei proprietari di conto corrente di convertire in moneta il loro deposito.QUESTO ATTRIBUTO UNICO DEL BUSINESS BANCARIO FU SCOPERTO MOLTI SECOLI FA. Esso iniziò con gli orafi.Come prime banche, essi inizialmente fornivano servizi di custodia, ottenendo un profitto dallo stoccaggio di valore di oro e monete.Le persone riscattavano le loro note di banco ogni volta che avevano bisogno di oro o monete per comprare qualcosa e fisicamente portavano l’oro o le monete ai venditori che, a loro volta, li depositivano nuovamente per custodia, spesso nella stessa banca.Tutti trovarono ben presto che era molto più semplice usare direttamente le note di banco come termine di pagamento.Queste ricevute, che diventarono conosciute come note, furono accettate come denaro, finchè qualcuno le possedeva poteva andare dal banchiere e scambiarle con monete metalliche.POI, I BANCHIERI SCOPRIRONO CHE LORO POTEVANO FARE PRESTITI BANALMENTE DANDO LE LORO PROMESSE DI PAGAMENTO, O NOTE DI BANCO, A CHI CHIEDEVA UN PRESTITO.IN QUESTO MODO, LE BANCHE INIZIARONO A CREARE DENARO.UN MAGGIOR NUMERO DI NOTE POTEVANO ESSERE EMESSE RISPETTO ALL’ORO E ALLA MONETA PERCHÉ SOLO UNA PORZIONE DELLE NOTE CIRCOLANTI SAREBBERO STATE PRESENTATE PER IL PAGAMENTO IN UN CERTO ISTANTE.Una quantità sufficiente di moneta metallica doveva essere trattenuta naturalmente al fine di riscattare una certa quantità di note presentate per il pagamento. Le operazioni di deposito sono le moderne controparti delle note di banco.Il passo fu breve dallo stampare note a redigere un registro delle note di credito dei correntisti, che i correntisti a loro volta avrebbero potuto spendere scrivendo assegni, in questo modo “stampando” la propria moneta.


CHE COSA LIMITA L’AMMONTARE TOTALE DI DENARO CHE LE BANCHE POSSONO CREARE?

SE IL DENARO PUÒ ESSERE CREATO COSI’ FACILMENTE, CHE COSA IMPEDISCE ALLE BANCHE DI CREARNE TROPPO, PIÙ DI QUANTO SUFFICIENTE A TENERE LE RISORSE PRODUTTIVE DELLA NAZIONE PIENAMENTE IMPIEGATE SENZA AUMENTO DELL’INFLAZIONE ? Come il suo predecessore, la banca moderna deve tenere disponibile, per fare pagamenti su richiesta, un considerevole ammontare di moneta e fondi in deposito con la banca centrale.La banca deve essere pronta a convertire denaro in deposito in banconote per quei correntisti che le richiedono.Essa deve fare rimessa su assegni scritti dai correntisti e presentati per il pagamento da altre banche.Infine, essa deve mantenere riserve legali obbligatorie, nella forma di valuta e/o bilanci alla Federal Reserve Bank, uguale a una fissata percentuale dei suoi depositi.La domanda pubblica di valuta varia enormemente, ma generalmente segue un andamento abbastanza prevedibile.Gli effetti sui fondi bancari di queste variazioni nell’ammontare di moneta tenuta dal pubblico solitamente sono compensate dalla banca centrale, che rimpiazza le riserve assorbite dai prelevamenti di moneta dalle banche (come questo viene fatto sarà spiegato più avanti). Un assegno scritto in una banca normalmente sarà depositato e accreditato su un altro conto, se non nella stessa banca, allora in qualche altra banca. I fabbisogni di queste operazioni influenzano l’ammontare minimo di riserve che una singola banca terrà volontariamente.Tuttavia, dal momento che questo quantitativo minimo è inferiore a quello che è legalmente richiesto, i fabbisogni delle operazioni sono di importanza relativamente minore come restrizione sull’espansione dell’aggregato deposito nel sistema bancario. Tale espansione non può continuare al di là del punto dove la quantità di riserve che tutte le banche hanno è appena sufficiente a soddisfare i requisiti legali del nostro sistema “a riserva frazionaria”.Per esempio, se la riserva obbligatoria richiesta fosse 20%, i depositi potrebbero espandere solo fino a quando essi diventano 5 volte maggiori delle riserve.Riserve di 10 milioni potrebbero supportare depositi per 50 milioni.Piu’ bassa è la percentuale richiesta obbligatoria, maggiore è l’espansione che può essere supportata da ogni dollaro addizionale a riserva.COSI’, IL TASSO DI RISERVA LEGALE INSIEME ALL’AMMONTARE DI DOLLARI DELLE RISERVE BANCARIE SONO I FATTORI CHE PONGONO UN LIMITE SUPERIORE ALLA CREAZIONE DI DENARO. --Mauroxy 16:14, 14 feb 2010 (UTC)


DEPOSITI BANCARI – COME SI ESPANDONO E SI CONTRAGGONO

Supponiamo che un’espansione della quantità di moneta sia voluta dalla Federal Reserve per raggiungere i suoi obiettivi di politica (monetaria). Un modo in cui la banca centrale può iniziare un’espansione è attraverso l’acquisto di titoli sul mercato aperto.Il pagamento per i titoli aumenta le riserve della banca.Questi acquisti/vendite sono chiamati “operazioni di mercato aperto”.Come gli acquisti sul mercato aperto aggiungono alla banca riserve e depositi ? Supponiamo che la Federal Reserve attraverso il suo trading desk di New York acquisti 10 miliardi di dollari di buoni del tesoro.Nel nostro sistema computerizzato la Federal Reserve paga per i titoli con un assegno elettronico.Attraverso il suo Fedwire transfer network, la Federal Reserve notifica alla banca A che il pagamento per i titoli sarà accreditato nel deposito del venditore (dei titoli) alla banca A. Allo stesso tempo, l’account delle riserve della Banca A alla Federal Reserve è accreditato per l’ammontare della vendita dei titoli.Il sistema della Federal Reserve ha aggiunto un valore di 10 miliardi di titoli alle sue attività, che essa ha pagato in effetti, con la creazione di una passività su se stessa nella forma di bilanci di riserva bancaria.Queste riserve sul registro della banca A sono pareggiate da 10 miliardi dei depositi dei venditori che prima non esistevano.

COME FUNZIONA IL PROCESSO DI ESPANSIONE MULTIPLA Se il processo finisse qui, non ci sarebbe espansione multipla, i depositi e le riserve delle banche sarebbero cambiati dello stesso importo.Tuttavia alle banche è richiesto di mantenere delle riserve che sono solo una frazione dei depositi.Le riserve al di sopra di questo ammontare possono essere usate per incrementare la redditività degli attivi, prestiti e investimenti.Riserve inutilizzate o in eccesso non fruttano interesse.Il regolamento attuale prevede che la riserva obbligatoria sia del 10%.Assumendo per semplicità un tasso di riserva obbligatorio del 10% per tutte le situazioni e assumendo ulteriormente che tutte le banche tentano di investire tutto il denaro in eccesso,noi possiamo ora tracciare il processo di espansione dei depositi che prende luogo sulla base delle riserve addizionali fornite dall’acquisto di titoli da parte della Federal Reserve. Il processo di espansione può iniziare o no con la banca A, a seconda di ciò che il venditore fa con il denaro ricevuto per la vendita dei titoli.Se il venditore scrive immediatamente assegni per 10 miliardi di dollari e tutti questi sono depositati in altre banche, la banca A perde entrambi depositi e riserve e mostra un cambiamento nullo come risultato dell’acquisto sul mercato aperto.Tuttavia altre banche hanno ricevuto questi assegni.Più probabilmente, una parte del deposito iniziale rimarrà nella banca A, e una parte sarà trasferita ad altre banche.Non ha alcuna importanza dove questo denaro si trova in un dato momento.La cosa importante è che questi depositi non scompaiono.Essi si trovano in qualche conto corrente in ogni momento.Tutte le banche insieme hanno 10 miliardi di depositi e riserve che esse non avevano prima.Tuttavia, esse non sono tenute a tenere 10 miliardi di riserve contro 10 miliardi di depositi.Quello che esse devono trattenere, con una riserva obbligatoria del 10%, è 1 miliardo.I rimanenti 9 miliardi sono riserve in eccesso.Questa cifra può essere prestata o investita.Se il business è attivo, le banche con riserve in eccesso probabilmente hanno l’opportunità di prestare quei 9 miliardi.Ovviamente, esse non concedono prestiti utilizzando il denaro che hanno ricevuto come depositi.Se lo facessero, non verrebbe creato nuovo denaro.Quello che fanno quando concedono prestiti è accettare promesse di pagamento scritte in cambio dell’accredito sui conti correnti dei clienti.Prestiti (attivi) e depositi (passività) entrambi crescono di 9 miliardi.Le riserve sono immutate dalle transazioni di prestito. --Mauroxy 21:03, 16 feb 2010 (UTC)

Problemi connessi all'attuale Sistema Monetario

Inestinguibilità del Debito complessivo (bozza)

"Come sono state emesse le banconote a corso forzoso che hai nel portafogli, e il denaro scritturale che hai nel conto corrente?"

ASSIOMA8 :TUTTO IL DENARO ESISTENTE, ad eccezione delle monete metalliche, è stato emesso dal sistema bancario con un corrispettivo INDEBITAMENTO di un soggetto pubblico o privato.

Siccome la stragrande maggioranza di tutti gli euro in circolazione (ad eccezione delle monete metalliche) sono usciti da una banca come PRESTITO, ciò implica NECESSARIAMENTE che dovranno tornare inevitabilmente alla banca maggiorati di un interesse. Ora, ogni giorno dell'anno esiste in un dato momento t una precisa quantità di denaro circolante C(t), denaro in senso LATO non solo banconote, a FRONTE di un indebitamento complessivo verso il sistema bancario al tempo t pari a D(t).

In corrispondenza a C(t) per quanto detto sopra, esiste una precisa quantità di denaro da restituire al sistema bancario ENTRO un certo intervallo di tempo h. Osserviamo che C(t) = f(D(t)) = intendendo dire che il denaro circolante nel sistema al tempo t è funzione dell'indebitamento verso il sistema nello stesso tempo t. Cominciamo con l'osservare che sussiste quindi la seguente:

C(t)<D(t+h) per ogni t

ora quale condizione deve sussistere affinchè D(t+h) sia interamente solvibile ?

Deve essere vero che C(t+h) >= D(t+h)

ma C(t) è naturalmente funzione di D(t) : C(t) = D(t) - I dove I sono gli interessi da pagare entro il tempo h

I è una quantità STRETTAMENTE positiva, quindi C(t) < D(T) da qui segue C(t+h) < D(t+h) e dunque il debito è nel suo complesso inestinguibile.

La Riforma Monetaria

Tentativi di Riforma falliti

Arrigo Molinari: "La mia ultima battaglia contro l'euro"

27 Settembre 2005

  • da il Giornale.it

«La mia ultima battaglia contro l’euro»

L’intervista inedita rilasciata al Giornale pochi giorni fa spiega la causa cui l’ex questore stava lavorando

La settimana scorsa «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell'udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca centrale europea.

Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata.

Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio. Infierisce.

«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi soci voraci banchieri privati».

Cos'hanno fatto di così terribile?

«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con un'anomalia tutta italiana».

Ai danni dei risparmiatori.

«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le cose».

Ci aiuti a capire.

«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca centrale europea per la cosiddetta truffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse fin dal 1992».

Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.

«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».

Il “Signoraggio“ è questo?

«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».

Le conseguenze del “Signoraggio“?

«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».

Tutta colpa delle banche?

«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».

Non si comportano bene...

«Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».

Un bel problema, non c'è che dire.

«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».

Poi, invece...

«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto titolare della Riserva aurea».

Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.

«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».

Un assurdo tutto italiano, secondo lei.

«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».

Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?

«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».

Lei, professore, ha fiducia?

«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».

  • da repubblica.it

Ucciso a coltellate nella sua casa l'ex questore di Genova Molinari

ANDORA (SAVONA) - E' stato trovato ucciso a coltellate l'ex questore di Genova Arrigo Molinari, 73 anni. Il corpo senza vita è stato trovato stamattina nella camera da letto della sua abitazione di Andora. Sul posto, oltre ai carabinieri della compagnia di Alassio, sono arrivati il procuratore capo Vincenzo Scolastico ed il suo vice Maria Chiara Paolucci.

Arrigo Molinari da qualche anno svolgeva l'attività legale e seguiva il figlio impegnato nell'attività di albergatore e di gestore del Bingo di Imperia. L'ex questore si era occupato in passato anche del suicidio del cantante Luigi Tenco, avvenuto a Sanremo nel '67.

Fu proprio Molinari il primo ad entrare nella stanza e ad occuparsi dell'inchiesta. La settimana scorsa, proprio da una sua denuncia, erano stati rinviati a giudizio 6 tra ex direttori e direttori di istituti bancari della Riviera di Ponente con l'accusa di usura.

Possibili soluzioni

La Soluzione di Giacinto Auriti

Dopo aver posto fine al monopolio privato di creazione della moneta attraverso l'obbligo di un deposito presso la Banca centrale pari al 100% dei crediti concessi, si dovrà decidere come la creazione della moneta avverrà in futuro, e come possiamo assicurare che ogni cittadino percepisca la sua parte dei proventi dall'incremento dell'attività economica. Qualcuno potrà dire che lo Stato debba esercitare il potere di creazione della moneta e che questa moneta debba entrare nelle casse dello Stato. Questo tipo di ragionamento, anche non essendo privo di una certa logica, non rispetta però il principio di dare ad ogni cittadino quello che è di sua spettanza. Visto che stiamo tutti contribuendo, in un modo o nell'altro, all'attività economica del paese, vi presenterò qui una proposta ideata dal prof. Giacinto Auriti dell'Università di Teramo. Questa proposta è stata presentata come disegno di legge No. 1282 al Senato da alcuni Senatori, l'11 gennaio 1995.

La proposta è la seguente:

  • Articolo 1: "La moneta all'atto dell'emissione nasce di proprietà dei cittadini italiani e va accreditata dalla Banca centrale allo Stato".
  • Articolo 2: "Ad ogni cittadino è attribuito un codice dei redditi sociali mediante il quale gli viene accreditata la quota di reddito causato dalla emissione monetaria e da altre eventuali fonti di reddito".

Giacinto Auriti era ordinario di diritto e la sua spiegazione del principio dietro questa proposta, qui riportata in estrema sintesi, è piuttosto esplicita. Auriti spiegava come il nostro sistema monetario sia la più grande frode nella storia umana: i cittadini sono illegalmente deprivati del doppio dell'ammontare totale della moneta in circolazione. Non solo infatti non gli si è dato la parte spettante loro dell'incremento delle attività economiche, ma quando questa parte veniva messa in circolazione, fu data in prestito, cioè fu richiesta una contropartita uguale all'ammontare della massa monetaria stessa aggiungendo, per così dire, il danno alla beffa.

Un avvertenza finale

Non credete che un mutamento così drastico del sistema finanziario sia possibile ottenerlo attraverso la sola opera dei politici, ammesso che siano essi stessi propensi a chiederlo. Non sarà possibile senza un sostegno pubblico veramente convincente. Siamo tutti chiamati, adesso che abbiamo scoperto la causa della miseria e delle difficoltà economiche, a lavorare affinché la situazione cambi, girando queste informazioni ai politici e dandogli il sostegno necessario. Potete fare copie di questo articolo e distribuirlo ai vostri amici, ma pensate anche all'azione vera e propria.

Non darò qui dei suggerimenti su che cosa fare, ognuno saprà meglio come comportarsi. La scelta è vostra, unico avvertimento: non dite che non sapevate nulla. (Josef Hasslberger - Roma, Settembre 1999)

Addendum

Bankenstein: "Voglio tutto il mondo più il 5%"

Bankenstein era eccitato mentre ancora una volta si ripeteva il discorso che avrebbe tenuto alla gente che si sarebbe presentata all'indomani. Aveva sempre cercato il prestigio ed il potere ed ora il suo sogno stava per realizzarsi. Bankenstein era un artigiano orafo che lavorava con l'oro e con l'argento, producendo gioielli ed ornamenti, ma non gli bastava lavorare per vivere. Aveva bisogno di emozioni, di una sfida, ed ora il piano era pronto.

Per generazioni la gente aveva usato il sistema del baratto. Una persona manteneva la sua famiglia provvedendo a tutti i suoi bisogni, oppure si specializzava in un particolare tipo di commercio e scambiava con altri le eccedenze per procurarsi i beni che non produceva direttamente.

I giorni di mercato erano sempre rumorosi ed allegri. La gente gridava le proprie merci e le persone avevano occasione di fare nuove conoscenze. Ma ormai c'erano troppa gente e troppa confusione. Non c'era più tempo per scambiare due chiacchiere - bisognava escogitare un nuovo sistema.

In generale la gente era felice e godeva dei frutti del proprio lavoro. In ogni comunità si era formato un semplice sistema di governo per assicurare a tutti l'esercizio dei propri diritti e delle libertà e perché nessuno venisse obbligato a fare cose contro la sua volontà, costretto da parte di altre persone o da altri gruppi di uomini.

Questo era l'unico scopo del governo ed ogni governatore era promosso ed eletto dalla comunità locale.

Tuttavia, i giorni di mercato ponevano dei problemi da risolvere: quanto vleva un coltello? uno o due sacchi di grano? Una mucca valeva più di un carro? E così via. Nessuno aveva pensato ad un sistema migliore.

Ma era apparso Bankenstein che aveva fatto un annuncio: "Ho trovato una soluzione ai nostri problemi di baratto ed invito la cittadinanza ad una riunione, domattina".

Il giorno dopo si era creata una grande adunanza nella piazza centrale del paese e Bankenstein cominciò a spiegare tutto sul nuovo sistema che aveva inventato e che si chiamava "moneta". Suonava bene. Da dove cominciamo? - chiese la gente.

"L'oro che io uso per fare gioielli ed ornamenti è un metallo eccellente. Non si arrugginisce né si sciupa con il tempo. Batterò della moneta in oro e chiameremo queste monete 'dollari'."

Bankenstein spiegò il sistema dei valori ed illustrò come la moneta sarebbe stato un sistema di scambio migliore del baratto.

Uno dei governanti notò: "La gente potrebbe cominciare a scavare l'oro ed a farsi le proprie monete".

"Questo non sarebbe corretto" - disse subito Bankenstein. "Solamente le monete approvate dal Governo potranno avere corso legale e queste avranno un particolare marchio di riconoscimento". La cosa sembrò ragionevole e venne proposto di distribuire le monete in parti uguali a tutta la popolazione. Ma il fabbricante di candele disse: "Io ne merito di più perché tutti usano le mie candele". "No" disse il contadino. "Senza cibo non c'è vita quindi siamo noi che ne dobbiamo avere di più". Ed il battibecco continuò.

Bankenstein li lasciò discutere per un po' ed alla fine disse: "Poiché nessuno riesce a mettersi d'accordo, suggerisco che ne riceviate l'ammontare che mi chiederete. Non c'è un limite se non la vostra capacità di restituirmele. Più ne avrete e più dovrete restituirmene nell'arco di un anno".

"E che cosa avrai in cambio?" chiese la gente. "Poiché offro un servizio, ovvero la distribuzione della moneta, devo essere pagato per il mio lavoro. Diciamo che per 100 monete, me ne dovrete 105 per ogni anno di indebitamento. Le 5 saranno il mio ricarico e lo chiamerò 'interesse'."

Sembrava non ci fosse altra soluzione ed il 5% sembrò una cifra ragionevole. Fissarono di cominciare col nuovo sistema il venerdì successivo.

Bankenstein non perse tempo: stampò monete giorno e notte e per la fine della settimana era pronto. La gente faceva la coda al suo negozio e, dopo che le monete furono controllate dai governanti, si cominciò col nuovo sistema. Qualcuno ne prese a prestito poche, giusto per provare come funzionava.

Scoprirono che la moneta era una cosa meravigliosa e ben presto ogni prodotto ebbe il suo prezzo in monete d'oro o dollari. Il valore attribuito ad ogni oggetto venne chiamato "prezzo". Il prezzo dipendeva soprattutto dalla quantità di lavoro necessaria per produrre il bene. Se ci voleva molto lavoro, il prezzo era alto. Se invece il lavoro necessario era poco, il prezzo era economico.

In una città viveva Andrea, che era l'unico orologiaio. I suoi prezzi erano cari perché i clienti erano disposti a pagare per avere proprio uno dei suoi orologi. Ben presto un altro uomo si mise a fare l'orologiaio ed offrì i suoi orologi ad un prezzo inferiore per riuscire a venderli. Così anche Andrea fu costretto ad abbassare i prezzi e ben presto i due prezzi scesero. I due orologiai furono costretti ad offrire una qualità migliore ed un prezzo inferiore per poter mantenere la clientela. In questo consisteva la pura e semplice libera concorrenza.

La stessa cosa accadde con i muratori, i trasportatori, i contabili, i contadini ed in ogni altro ramo produttivo. I clienti sceglievano quello che a loro pareva più conveniente poiché avevano libertà di scelta. Non c'erano ancora dei sistemi, come le licenze o i dazi doganali, per impedire ad altre persone di entrare nel commercio. Lo standard di vita aumentò e rapidamente tutti si chiesero come avrebbero fatto senza il sistema monetario.

Alla fine dell'anno, Bankenstein uscì dal suo negozio e visitò tutta la gente che gli doveva dei soldi. Qualcuno aveva di più di quello che aveva preso in prestito, ma questo significava che altri ne avevano meno, poiché era stata emessa una quantità definita di moneta. Quelli che avevano più di quello che avevano preso in prestito, restituirono per ogni 100 monete 105 monete, ma dovettero continuare a prenderne in prestito per andare avanti.

Gli altri scoprirono per la prima volta che avevano un debito. Prima di dargli altre monete, Bankentein pignorò alcune loro proprietà ed ognuno cercò di darsi da fare per trovare quelle cinque monete in più che sembravano sempre così difficili da conquistare.

Nessuno realizzò che, presa nel suo insieme, la comunità non avrebbe mai potuto soddisfare il debito finché tutte le monete non fossero state pagate, ma anche allora sarebbero mancate quelle 5 monete in più che non erano mai state coniate. Solamente Bankenstein si rendeva conto che era impossibile pagare l'interesse - quella moneta in più che non esisteva: qualcuno ci doveva rimettere.

E' vero che anche Bankenstein avrebbe dovuto spendere qualche moneta per le sue spese, ma non avrebbe mai potuto spendere il 5% di tutta l'economia solo per sé. C'erano migliaia di persone e Bankenstein era solo uno. Inoltre, era sempre un orafo che faceva già una discreta vita.

Nel retrobottega, Bankenstein aveva una cassaforte ed alcuni pensarono che fosse prudente lasciargli in consegna qualche moneta per custodirla. Lui gli caricava sopra una modesta cifra per il deposito: in base alla quantità di moneta ed al tempo del deposito. In cambio, al cliente rilasciava una ricevuta.

Quando un cliente andava a far spese, non portava normalmente con sé una gran quantità di monete: piuttosto pagava il negoziante rilasciandogli una delle ricevute delle monete in deposito da Bankenstein.

I negozianti riconoscevano la validità e la genuinità delle ricevute e le accettavano con l'idea di poi restituirle a Bankenstein per riavere indietro le monete. Le ricevute passavano di mano in mano al posto delle monete d'oro. La gente riponeva una grande fiducia nelle ricevute e le accettava come fossero monete d'oro.

Ben presto, Bankenstein si accorse che difficilmente la gente veniva nel suo negozio per scambiare le ricevute con le monete.

Allora si disse: "Ho con me tutte queste monete d'oro in deposito e devo comunque lavorare duramente per guadagnarmi la vita. Non ha senso. Ci sono un sacco di persone che sarebbero disposte a pagarmi un interesse per poterle usare. Quest'oro rimane qui fermo, inutilizzato. E' vero che non è mio: ma è nella mia disponibilità. Questa è la sola cosa che importa. Non ho più bisogno di coniare monete: posso usarne un po' di quelle che sono in deposito".

All'inizio cominciò prestandone solo poche per volta e con estrema cautela. Ma, col passare del tempo, divenne sempre più disinvolto e prestava molta più moneta.

Un giorno gli venne richiesto un grosso prestito in monete d'oro. Bankenstein suggerì al cliente: "Invece di trasportare una così grande quantità d'oro, aprirò un deposito a suo nome e le rilascerò ricevute sufficienti per le monete depositate". Il cliente accettò ed uscì dal negozio con una manciata di ricevute. Aveva appena ottenuto un prestito, ma l'oro rimaneva nella cassaforte. Appena il cliente se n'era andato, Bankenstein sorrise. Poteva finalmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Poteva prestare oro e rimanerne in possesso.

Amici, stranieri ed addirittura nemici avevano bisogno di fondi per portare avanti i loro affari e, finché potevano offrire garanzie, avrebbero potuto prendere a prestito le somme necessarie. Bankenstein era diventato capace di emettere prestiti per multipli del valore che effettivamente era stato depositato nella sua cassaforte, e pensare che non ne era nemmeno il proprietario! Tutto andava bene finché i veri proprietari non avessero richiesto indietro il loro oro e finché fosse rimasta viva la fiducia della gente.

Bankenstein cominciò a tenere un libro dei debiti e dei crediti per ogni cliente. Il mestiere di prestar soldi si stava rivelando molto lucroso.

Il suo livello sociale, all'interno della comunità, aumentava di pari passo con la sua ricchezza. Stava diventando un uomo importante che meritava rispetto. In materia di finanze, la sua parola era come un verdetto sacro.

Gli orafi delle altre città cominciarono ad incuriosirsi sulle sue attività e un giorno chiesero di incontrarlo. Lui spiegò quello che stava facendo ma fece attenzione a sottolineare l'importanza della segretezza della cosa.

Se il loro piano fosse stato reso noto a tutti, la truffa sarebbe presto finita. Si misero così d'accordo per mantenere la più stretta segretezza sulla loro alleanza. (associazione segreta)

Ognuno tornò nella sua città e divenne un altro Bankenstein.

La gente ora accettava le ricevute come fossero oro colato. Molte ricevute venivano depositate in cassaforte come se fossero oro. Quando un mercante voleva pagare qualcuno per la sua merce, questi scriveva semplicemente un biglietto con istruzioni per Bankenstein dove indicava a chi andavano trasferiti i fondi da prelevare sul suo conto. Bankenstein ci metteva pochissimo ad effettuare le scritture contabili da un conto all'altro.

Questo sistema divenne popolare e questi biglietti di istruzioni vennero chiamati "assegni".

A notte fonda, gli orafi fecero un altro incontro segreto con Bankenstein in cui questi spiegò loro un nuovo piano. Il giorno dopo, gli orafi organizzarono una riunione con tutti i governanti e Bankenstein disse: "Le ricevute di deposito che abbiamo emesso sono diventate molto popolari. Non c'è dubbio che molti tra voi le stanno usando e che le trovano molto convenienti". I governanti annuirono mentre si chiedevano dove voleva arrivare. "Bene," disse Bankenstein, "alcune di queste ricevute sono state copiate da dei contraffattori. Questa pratica deve finire."

I governatori si allarmarono: "Che possiamo fare?". Bankenstein replicò: "Il mio suggerimento è di affidare innanzitutto al governo il compito di stampare le nuove ricevute su carta speciale con stampati disegni complessi, e che ogni ricevuta sia firmata dal governatore capo. Noi orafi saremmo felici di pagare le spese di emissione perché risparmieremmo un sacco di tempo necessario per compilare le nostre ricevute". I governatori pensarono che era una buona idea poiché ritenevano che fosse loro compito proteggere la gente dalla contraffazione. Così furono d'accordo per stampare le ricevute.

"In secondo luogo" proseguì Bankenstein, "alcune persone hanno cominciato a fare delle miniere e si coniano le loro monete d'oro. Suggerisco che si faccia una legge che obblighi chiunque trovi una pepita d'oro a consegnarcela. Naturalmente la pagheremo con le ricevute e con le monete d'oro."

L'idea sembrava buona e senza troppo pensarci, stamparono un gran numero di ricevute nuove di pacca. Ogni ricevuta aveva stampato un valore: 1, 2, 5, 10 dollari, etc. Il basso costo di stampa veniva pagato dagli orafi.

Le note (ricevute) erano molto più facili da trasportare e presto vennero comunemente accettate dalla popolazione. Nonostante la loro popolarità, comunque, queste nuove banconote e monete erano usate solamente nel 10% delle transazioni. I documenti mostravano che le scritture contabili rappresentavano il 90% di tutti gli affari.

Era già pronta la seconda parte del piano. Fino ad allora, la gente pagava Bankenstein per conservare le loro ricchezze. Per attrarre maggiori depositi, Bankenstein offrì un interesse del 3%.

Molti già pensavano che in effetti Bankenstein pagasse loro il 3% mentre riprestava i loro soldi al 5%, guadagnando un 2%. Ma la gente non faceva obiezioni poiché ricevere il 3% sui depositi era sempre meglio che pagare per l'uso della cassaforte.

Il volume dei risparmi crebbe e con la moneta in più nelle casseforti, Bankenstein riusciva ad imprestare il doppio il triplo e fino a nove volte il valore delle monete e delle banconote che possedeva. Doveva stare attento a non superare le nove volte poiché una persona su dieci effettivamente chiedeva indietro le monete o le banconote per usarle.

Se al momento del ritiro non c'era abbastanza moneta come richiesto, la gente diveniva sospettosa specialmente perché i loro estratti conto mostravano la quantità depositata. Nonostante ciò, sui 900 dollari che Bankenstein creava con le false scritture contabili, riusciva a percepire fino a 45 dollari di interessi, ovvero il 5% di 900 dollari. Quando il prestito veniva ripagato, assieme all'interesse, ovvero 945 dollari, i 900 dollari venivano cancellati dalla colonna dei debiti e Bankenstein si teneva i 45 dollari di interesse. Lui pagava il 3% a chi gli aveva depositato i 100 dollari effettivamente in cassaforte, ovvero tre dollari, ed in cambio, inventandosene 900, ne guadagnava 45, con un netto di 42 dollari. Insomma, per ogni 100 dollari depositati, Bankenstein era capace di guadagnarne 42, mentre la gente pensava ne guadagnasse solo 2. Anche gli altri orafi-Bankenstein facevano la stessa cosa. Creavano monete dal nulla, con un tratto di penna sulle scritture contabili, e ci si facevano pagare sopra gli interessi.(anatocismo)

In realtà non coniavano moneta, poiché era il governo che stampava le note e le monete e poi le dava agli orafi per distribuirle. L'unica spesa di Bankenstein era la minima spesa tipografica. Ma gli orafi creavano crediti dal nulla e su questi si facevano pagare gli interessi. (signoraggio) La maggior parte delle persone pensava che la fornitura di moneta fosse una operazione governativa. Essi pensavano anche che Bankenstein prestasse loro la moneta effettivamente depositata da qualcun altro. Ma la cosa strana era che nessun deposito diminuiva, nonostante venissero fatti dei prestiti. Se tutti fossero corsi allo sportello a ritirare i propri soldi, la frode sarebbe saltata agli occhi.

Quando veniva richiesto un prestito, in banconote o monete, non c'erano problemi. Bankenstein semplicemente spiegava ai governanti che l'aumento della popolazione e della produzione richiedeva più banconote, e così le otteneva pagando le minime spese di stampa.

Un giorno, un uomo senziente andò a trovare Bankenstein. "L'interesse che Lei chiede è sbagliato" - disse. "Per ogni 100 dollari che emette, ne chiede indietro 105. I 5 in più non potranno mai essere pagati perché non esistono. I contadini producono cibo, le industrie producono beni manifatturieri, e così via, ma solamente Lei produce monete. Supponiamo che ci siano solo due imprenditori in questo paese, e che tutti gli altri siano impiegati. Ognuno dei due prende a prestito 100 dollari, ne paga 90 di stipendi e spese varie e gli rimangono 10 dollari di profitto (il suo stipendio). Questo significa che il potere d'acquisto totale è di 90 + 10 dollari per due, ovvero 200 dollari. Ma per ripagarvi, occorre vendere tutta la produzione per 210 dollari. Se uno dei due vende per 105, l'altro non potrà che vendere per 95, ed una parte della merce rimarrà invenduta poiché non v'è moneta per acquistarla. Il secondo imprenditore rimane in debito con voi per 10 dollari e potrà solo ripagarvi prendendone a prestito ancora. Questo sistema è impossibile."

L'uomo continuò: "Dovreste emettere 105 dollari, 100 per me e 5 per voi da spendere. In questo modo ci sarebbero 105 dollari in circolazione, ed il debito potrebbe essere ripagato."

Bankenstein ascoltò attentamente ed alla fine disse: "L'economia finanziaria è una materia complessa, caro ragazzo. Ci vogliono anni di studio. Lascia che mi occupi io di queste materie e tu pensa agli affari tuoi. Tu devi diventare più efficiente, devi aumentare la produzione, tagliare le spese e diventare un uomo d'affari migliore. Sarò sempre disposto ad aiutarti su questa strada."

L'uomo se ne andò ma non era convinto. C'era qualcosa che non tornava nelle operazioni di Bankenstein e si era reso conto che le sue domande erano state aggirate.

Certo, molta gente ripetta la parola di Bankenstein: "E' un esperto, gli altri devono aver torto. Guardate come si è sviluppato il paese, come la nostra produzione è aumentata - dobbiamo considerarci ricchi."

Per coprire l'interesse della moneta che avevano preso a prestito, i commercianti erano costretti ad aumentare i prezzi. I dipendenti si lamentavano che le paghe erano insufficienti ed i datori di lavoro rifiutavano di aumentare gli stipendi, dicendo che sarebbero andati in rovina. I contadini non riucivano ad ottenere un giusto prezzo per i loro prodotti. Le massaie si lamentavano che il cibo era troppo caro.

Alla fine alcuni fecero sciopero, una cosa sino ad allora sconosciuta. Altri venivano colpiti dalla povertà e nemmeno i parenti riuscivano più ad aiutarli. La maggior parte si era scordata del vero valore delle cose che aveva intorno - il suolo fertile, le grandi foreste, i minerali ed il bestiame. Tutti pensavano solo ai soldi che sembravano sempre troppo scarsi. Ma la gente non metteva mai in dubbio il sistema e pensavano che fosse il governo a gestirlo.

Alcune persone si misero assieme accomunando i soldi che avevano in eccesso e crearono delle società di finanziamenti e prestiti. In questo modo, poterono richiedere il 6% di interessi, che era di più del 3% richiesto da Bankenstein. Ma loro potevano solo prestare il denaro che avevano e non disponevano del magico potere di Bankenstein di crearlo dal niente semplicemente falsificando le scritture contabili.

Queste società finanziarie infastidivano in qualche modo Bankenstein ed i suoi compari, così questi ultimi misero su delle società simili per conto loro. Per la maggior parte acquistarono le società concorrenti, o ne assunsero il controllo, in modo che tutto il mercato del credito fosse in mano loro. (monopolio)

La situazione economica peggiorò. I dipendenti erano convinti che i loro capi facevano troppi profitti. I proprietari dicevano che i lavoratori erano troppo pigri e che non lavoravano onestamente. Ognuno dava la colpa all'altro. Il governo non riusciva a trovare una risposta mentre il problema immediato diventava di prendersi cura di chi era colpito dalla povertà.

I governanti cominciarono a creare degli schemi di assistenza sociale e promulgarono leggi che obbligavano la gente a contribuire. Questo fece arrabbiare parecchia gente che pensava che la carità dovesse essere un atto volontario.

"Queste leggi non sono nient'altro che una rapina legalizzata. Prendere qualcosa a qualcuno contro la sua volontà, al di là dello scopo per cui lo si faccia, non è differente dal rubare."

Ma ognuno si sentiva indifeso ed era terrorizzato dalla possibilità di finire in galera se non avesse pagato. Gli schemi di assistenza sociale sembravano dare un qualche sollievo, ma ben presto il problema si ripresentò e fu necessario raccogliere altri soldi. Il costo di questo assistenzialismo aumentava di pari passo con la dimensione dell'amministrazione burocratica.

Molti governanti erano persone sinceramente orientate a fare del loro meglio. Questi non amavano chiedere ancora più soldi al loro popolo e, alla fine, risolsero di chiederlo in prestito a Bankenstein ed ai suoi compari. I governanti non avevano idea di come ripagare i debiti contratti. I genitori non poterono più pagare i maestri per i loro bambini, né i dottori. Gli operatori dei trasporti cominciavano a fallire.

Alla fine il governo venne costretto ad assumersi tutti questi servizi ad uno ad uno. Insegnanti, dottori ed altri, divennero dipendenti pubblici.

Pochi erano soddisfatti del loro lavoro: avevano ora un stipendio assicurato ma perdevano la loro identità. Erano diventati i piccoli ingranaggi di una macchina gigantesca.

Non c'era più spazio per l'iniziativa personale, per un riconoscimento dei meriti: lo stipendio era prefissato e le promozioni arrivavano solo se andavano in pensione o morivano i loro superiori.

Nella più completa disperazione, i governanti chiesero consiglio a Bankenstein. Infatti lo consideravano come un saggio e questi sembrava sempre sapere come risolvere i problemi monetari. Bankenstein li ascoltò mentre essi illustravano tutti i loro problemi, ed alla fine disse: "Molta gente non è capace di risolvere da sé i propri problemi - hanno bisogno di qualcuno che lo faccia per loro. E' ovvio che siete d'accordo sul fatto che la maggior parte della gente ha il diritto di essere felice e di essere fornita con i beni essenziali per vivere. Uno dei nostri detti è: tutti sono uguali - o no? Bene, l'unico modo per bilanciare la situazione è di prendere la ricchezza dai ricchi e darla ai poveri. Introducete un sistema di tassazione. Più uno guadagna, più deve pagare. Raccogliete le tasse da tutti secondo le loro capacità e datele a tutti secondo i loro bisogni. Le scuole e gli ospedali saranno gratuiti per quelli che non potranno permetterseli."

Bankenstein fece un bel discorso infarcito di alti ideali e concluse: "A proposito, ricordatevi che mi dovete dei soldi. E' da un po' che mi avete richiesto prestiti. L'unica cosa che posso fare per aiutarvi, è di chiedervi di ripagare solo l'interesse. Il capitale rimarrà lì fermo."

Essi se ne andarono e senza riflettere a fondo sulle considerazioni di Bankenstein, introdussero la tassa progressiva sul reddito. Più uno guadagnava, più pagava. Questo sistema non piaceva a nessuno, ma o pagavano o finivano in prigione.

I commercianti furono costretti ad aumentare ulteriormente i loro prezzi. I dipendenti chiesero stipendi più alti costringendo gli imprenditori più deboli a chiudere - o a rimpiazzare i lavoratori con delle macchine. Questo causò ancor più disoccupazione che costringeva il governo ad aumentare lo stato sociale e gli interventi assistenziali.

Vennero introdotti dazi doganali ed altri sistemi protezionistici allo scopo di tenere a galla qualche industria per mantenere un minimo di occupazione. Alcuni cominciarono a chiedersi se lo scopo della produzione fosse quello di produrre merci o semplicemente di offrire assunzioni.

Mentre le cose peggioravano, cercarono di attuare il controllo degli stipendi, dei prezzi, e di quant'altro. Il governo cercò di aumentare le tasse in tutti i modi possibili. Qualcuno notò che su un filone di pane, dal grano del contadino fino al fornaio, c'erano più di 50 tasse.

Arrivarono gli "esperti" e qualcuno andò al governo. Ma nonostante le annuali riunioni, non riuscivano ad ottenere niente a parte gli articoli di stampa che dicevano che le tasse andavano "ristrutturate", ma alla fine aumentavano sempre.

Bankenstein cominciò a richiedere indietro gli interessi "dovuti" ed una fetta sempre maggiore del prodotto interno lordo andava sprecato nel ripagamento della sua truffa contabile (in Italia siamo al 106% di debito pubblico rispetto al PIL: produciamo 100 ma siamo "indebitati" per 106).

Si formarono quindi dei partiti politici e la gente cominciò a chiedersi chi poteva meglio risolvere i suoi problemi. I partiti parlavano di tutto, delle personalità, degli ideali, delle ideologie, di tutto fuorché del vero problema. (omertà) I Comuni cominciarono ad avere delle difficoltà.

In una delle città l'interesse sul debito era superiore alle tasse raccolte in un anno. Attraverso il paese, l'interesse non pagato aumentava. L'anno dopo, venivano calcolati gli interessi sull'interesse, incrementando ulteriormente il debito.

Lentamente ma inesorabilmente, la ricchezza del Paese diventava possesso o era sotto il controllo di Bankenstein e della sua cosca, parallelamente molta gente ne diveniva schiava. Ma il controllo sulla gente non era ancora completo ed i malviventi non sarebbero stati al sicuro finché non lo fosse stato.

La maggior parte delle persone che osavano opporsi, poteva essere silenziata attraverso la pressione finanziaria o venendo ridicolizzata. Per ottenere lo scopo, la cosca di Bankenstein comprò la maggior parte dei giornali, delle radio e delle televisioni selezionando accuratamente le persone che vi avrebbero operato. Molte persone avevano un sincero desiderio di migliorare il mondo, ma non realizzavano di essere strumentalizzate. Si occupavano sempre degli effetti dei problemi trascurandone le cause.

C'erano vari giornali: uno per la destra, uno per la sinistra, uno per i salariati ed uno per i padroni, e così via. Non aveva molto significato a quale gruppo uno appartenesse, l'importante era di non guardare in faccia i problemi reali. (omertà)

Il piano di Bankenstein era quasi completo - tutta la nazione era indebitata con lui. Attraverso l'educazione ed i media, Bankenstein controllava la mente delle persone. Queste potevano solo pensare quello che decideva lui.

Quando un uomo ha più soldi di quanti mai ne possa spendere per soddisfare i suoi piaceri, che cosa più lo può eccitare? Per quelli che hanno la mentalità della classe dirigente, la risposta è il potere - il puro potere dell'uomo sull'uomo. Anche gli idealisti venivano assunti nei media e nel governo, ma i veri camerieri che Bankenstein cercava erano quelli con la mentalità della classe dirigente.

La maggior parte degli orafi avevano scelto questa strada. Essi conoscevano l'eccitazione della grande ricchezza, ma non ne erano più soddisfatti. Avevano bisogno di una sfida più eccitante ed il gioco finale era il potere sulle masse.

Essi credevano di essere superiori a tutti gli altri: "E' nostro dovere e diritto governare. Le masse non sanno cosa è bene per loro. Hanno bisogno di essere inquadrati ed organizzati. Governare è il nostro diritto dalla nascita."

Attraverso tutto il paese, Bankenstein ed i suoi picciotti possedevano molti uffici di prestito. Certo, erano di proprietà privata ed erano separati l'un l'altro. In teoria, erano in concorrenza l'uno con l'altro, ma in realtà lavoravano gomito a gomito. Dopo aver convinto alcuni governanti, misero su una istituzione che chiamarono la "Banda Centrale". Non usarono neppure i loro soldi per crearla: crearono del credito utilizzando i depositi della stessa popolazione.

Questa istituzione aveva la sembianza di una operazione del governo tesa a regolare la fornitura della moneta, ma stranamente, nessun funzionario pubblico venne mai ammesso nel consiglio d'amministrazione.

Il governo non prendeva più a prestito direttamente da Bankenstein, ma cominciò ad usare un sistema di cambiali che scontava presso la Banda Centrale. I Buoni del Tesoro offerti non erano altro che la promessa di future tasse da riscuotere dai cittadini. Questo era confacente al piano di Bankenstein: far sì che la sua rapina sembrasse una operazione governativa. Ma dietro le scene, il burattinaio era sempre lo stesso.

Indirettamente, Bankenstein aveva un tale controllo sull'operato del governo che quest'ultimo non aveva più scelta. Bankenstein amava dire in privato: "Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e non mi fregherà niente di chi fa le leggi". Non aveva alcuna importanza quali fossero i governanti di volta in volta eletti, Bankenstein aveva il controllo della moneta, la linfa vitale della nazione.

Il governo otteneva i soldi, ma ogni volta veniva caricato l'interesse su ogni prestito. Sempre più risorse venivano bruciate in progetti assistenzialisti e, ben presto, il governo non fu più nemmeno in grado di pagare l'interesse, figuriamoci il capitale. (pizzo)

Ancora si trovavano delle persone che ponevano la domanda: "La moneta è una creazione dell'uomo. Non può essere aggiustata per servire l'uomo invece di comandarlo?" Ma queste persone diminuivano sempre più e le loro voci si sperdevano nel folle trambusto per l'interesse inesistente.

Le amministrazioni cambiavano, i partiti cambiavano di nome, ma le politiche continuavano uguali. Al di là di qualsiasi governo che fosse al "potere", l'obiettivo di Bankenstein si avvicinava sempre più ogni anno che passava. Le politiche della gente non contavano niente. Il popolo veniva tassato al limite, non poteva ormai pagare di più. Era giunto il momento per l'ultima mossa di Bankenstein.

Il 10% della moneta era ancora sotto forma di banconote e monete. Queste dovevano essere abolite in un modo da non destare sospetti. Finché la gente usava il contante, essa era libera di acquistare quello che voleva, mantenendo ancora un qualche controllo sulla propria vita.

Andare in giro con somme in contanti non era abbastanza sicuro, data la povertà e la disperazione diffusa causate dalla cosca di Bankenstein: si poteva essere anche rapinati da qualcun altro! Gli assegni non venivano accettati al di fuori della comunità locale e quindi si doveva pensare ad un sistema più efficiente per sostituire il contante. Ancora una volta, Bankenstein aveva pronta la risposta. La sua cosca creò una carta di plastica personalizzata che mostrava il nome, la foto ed un numero d'identificazione del portatore.

Ogni volta che questa carta veniva presentata, il negoziante telefonava al computer centrale per controllarne il credito. Se era a posto, la persona poteva fare acquisti fino ad un certo importo.

All'inizio le persone vennero autorizzate a spendere una piccola somma, e se questa veniva ripagata entro il mese, non veniva addebitato alcun interesse. Questo poteva andar bene per il dipendente, ma l'uomo d'affari come poteva fare? Egli doveva acquistare macchinari, materie prime, pagare i dipendenti, etc. Vendendo poi i prodotti, ripagava il credito utilizzato. Se un mese non ce la faceva, gli veniva caricato un interesse di 1,5% al mese. In un anno, l'interesse composto superava il 18%.

Agli uomini d'affari ed agli imprenditori non rimaneva che la possibilità di aggiungere questo costo al prezzo finale dei loro prodotti. Anche se questa moneta con il relativo interesse (circa 18%) era stato creato dal niente. In tutto il paese, agli imprenditori venne addossato il compito impossibile di ripagare i 100 dollari presi a prestito con 118 dollari di cui 18 non sono mai esistiti.

Ma sia Bankenstein che i suoi picciotti acquisivano sempre più prestigio nella società. Venivano considerati come pilastri di rispettabilità, dei veri e propri uomini d'onore. Le loro affermazioni sulle questioni finanziarie ed economiche venivano seguite con fede religiosa.

Sotto il fardello di tasse sempre maggiori, molte piccole imprese collassarono. Per effettuare delle attività venivano richieste licenze specifiche, chi non le aveva non poteva reinserirsi. Bankenstein controllava tutte le grandi società che avevano centinaia di filiali e sussidiarie. Queste sembravano in concorrenza tra loro, ma lui le controllava tutte. Gli eventuali concorrenti venivano sistematicamente eliminati. Gli elettricisti, gli idraulici, i tappezzieri: tutti subirono lo stesso fato. Vennero fagocitati dalle società giganti di Bankenstein che ricevevano i sussidi governativi.

Bankenstein aveva fortemente voluto le carte di credito per eliminare i contanti: una volta che questi fossero spariti, solo chi possedeva la carta di credito avrebbe potuto sopravvivere.

Egli pianificò che chiunque avesse perso la carta di credito, sarebbe stato impossibilitato a vendere od ad acquistare qualsiasi cosa, fino a quando non fosse stato in grado di dimostrare la propria identità. Per questo propose una legge che imponeva a tutti di fare un tatuaggio di identificazione sulla mano (nel passato, il tatuaggio sul braccio non aveva raccolto molto favore), un tatuaggio rilevabile da uno speciale lettore collegato al computer. Ogni computer sarebbe stato collegato al computer centrale dimodoché, di ognuno, si potesse sapere dove era e che cosa stesse facendo, in qualsiasi momento.

di Larry Hannigan.

L'Isola dei naufraghi

Salvati dal naufragio Un’esplosione ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappa ai primi pezzi fluttuanti che gli capitano sotto mano. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti sullo stesso relitto spinto dalle onde. Degli altri compagni del naufragio nessuna notizia. Da ore, lunghe ore, scrutano l’orizzonte: qualche nave viaggiante li vedrà? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale? Ad un tratto, si sente un grido: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione verso cui le onde ci spingono! Ed a misura che si disegna, in effetto, la linea d’una riva, i visi si rallegrano. Essi sono cinque. Cinque Canadesi: Francesco, il grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra! Paolo, coltivatore. Giacomo, specialista per l’allevamento di animali. Enrico, dottore in agraria. Tommaso, ingegnere minerario.

Un’isola provvidenziale Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita. Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è fare conoscenza con quest’isola dove sono stati spinti… lontani dalla civilizzazione. Questa isola la battezzano col nome: L’Isola dei Naufraghi. Un rapido giro sull’isola colma le loro speranze. L’isola non è un deserto arido. Essi sono ora i soli uomini ad abitarla attualmente. Ma altri hanno dovuto viverci prima di loro: hanno incontrato qua e là sull’isola greggi semiselvaggi. Giacomo, l’allevatore, afferma che potrà migliorarli e trarne un buon rendimento. In quando al suolo dell’Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio alla coltura. Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter ottenerne grande profitto. Francesco vi ha notato soprattutto le belle distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola colonia. In quanto a Tommaso, l’ingegnere, ciò che lo ha interessato è la parte la più rocciosa dell’Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un sottosuolo molto ricco di minerali. Nonostante la mancanza di attrezzi perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare il minerale in metalli utili. Ognuno potrà dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene di tutti. Tutti sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente felice d’una grande tragedia

Le vere ricchezze Ecco i nostri uomini al lavoro. Le case ed i mobili sono costruiti dal falegname. Nei primi tempi, si sono accontentati di alimenti primitivi. Ma ben presto i campi coltivati danno buone raccolte. Stagioni dopo stagioni, il patrimonio dell’Isola si arricchisce. Si arricchisce non d’oro o di denaro stampato, ma di vere ricchezze: cose che nutrono, che abbigliano, che ricoverano, che rispondono a veri bisogni. La vita non è sempre facile e mancano tante cose alle quali erano abituati nella civiltà. D’altronde, la loro sorte avrebbe potuto essere molto più triste. Essi hanno comunque già conosciuto tempi di crisi in Canada. Essi ricordano le privazioni a cui sono stati sottoposti, mentre che i magazzini erano pieni, a dieci passi dalla loro porta di casa. Almeno, sull’Isola dei Naufraghi, nessuno li condanna a vedere marcire, sotto i loro occhi, cose di cui hanno bisogno. Poi le tasse sono sconosciute. Non c’è da temere i sequestri. Se il lavoro è duro talvolta, almeno si ha il diritto di godere i frutti del lavoro. Insomma, sfruttano l’Isola, benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed amici, con due grandi beni conservati: la vita e la salute.

Il maggiore inconveniente Il nostri uomini si riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico molto semplice che essi praticano, una cosa ritorna sempre più in mente: non hanno alcuna specie di moneta e lo scambio, il cambio diretto di prodotti con prodotti, ha molti inconvenienti. I prodotti da scambiare non sono sempre l’uno di fronte all’altro nello stesso momento. Così avviene che la legna consegnata al coltivatore durante l’inverno, potrà essere rimborsata in legumi soltanto fra sei mesi. Molte volte viene consegnato di colpo un grosso materiale da uno degli uomini, ed in cambio, egli vorrebbe differenti piccoli oggetti, prodotti da parecchi altri ed ad epoche differenti. Tutto questo complica gli affari. Se vi fosse denaro in circolazione, ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta si potrebbe comprare dagli altri le cose che si desiderano, quando le si desiderano e quando vi sono. Tutti sono d’accordo a riconoscere la comodità di possedere un sistema di denaro. Ma nessuno di loro sa come stabilirne uno. Hanno imparato a produrre la vera ricchezza, le cose. Ma non sanno fare i segni, il denaro. Nonostante si decide insieme di avere denaro, ignorano come fare e come farlo incominciare quando non ce n’è... Senza dubbio molti uomini istruiti sarebbero altrettanto nell’imbarazzo; tutti i loro governanti sono stati nello stesso imbarazzo dieci anni prima della guerra. Solo il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte a questo problema.

Arrivo d’un rifugiato Una sera che i nostri uomini, seduti sulla spiaggia, parlano per la centesima volta di questo problema, tutto d’un tratto vedono avvicinarsi una barca guidata da un solo uomo. Si affrettano ad aiutare il nuovo naufrago. Gli offrono le prime cure e discorrono. Parla francese, ma i lineamenti del viso fa pensare che è di un’altra origine. Apprendono che è un Europeo, il solo sopravvivente di un naufragio. Il suo nome: Martin Golden. Felice di avere un altro compagno, i cinque uomini lo accolgono con calore e gli fanno visitare la colonia. “Malgrado siamo perduti lontano dal resto del mondo - gli dicono - non siamo proprio da compiangere. La terra rende molto bene ed anche la foresta. Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio dei nostri prodotti.” “Benedite il caso che mi ha portato qui! - risponde Martin - Il denaro non ha misteri per me. Io, sono un banchiere ed in poco tempo posso installarvi un sistema monetario che vi darà soddisfazione.” Un banchiere!... Un banchiere!... Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe inspirato maggiore reverenza. In paesi civilizzati non siamo forse abituati ad inchinarsi davanti ai banchieri che controllano le pulsazioni della finanza?

Il dio della civiltà “Signor Martin, poiché siete banchiere, voi non lavorerete sull’Isola. Vi occuperete solamente del nostro denaro.” “Me ne disobbligherò colla soddisfazione, come ogni banchiere, di stimolare la prosperità comune.” “Signor Martin, vi costruiremo una dimora degna di voi. Nel fra tempo, vi possiamo installare nell’edificio che serve alle nostre riunioni pubbliche ?” “Molto bene, amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo barile che tratterete con molto cura.” Si sbarca tutto. Il piccolo barile intriga la curiosità della nostra brava gente. “Questo barile - dichiara Martin - è un tesoro senza pari. È pieno d’oro!” Pieno d’oro! Cinque anime mancarono di sprigionarsi da cinque corpi. Il dio della civiltà entrato nell’Isola dei Naufraghi. Il dio giallo, sempre nascosto, ma potente, terribile, la cui presenza o assenza o i minimi capricci possono decidere della vita di 100 nazioni! “Dell’oro! Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i nostri giuramenti di fedeltà.” “Dell’oro per tutto un continente, miei amici. Ma non è l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro: l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima deve restare invisibile. Io vi spiegherò tutto da quando vi darò il denaro.”

Un seppellimento senza testimone Prima di separarsi per la notte, Martin rivolge loro un’ultima domanda: “Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno sull’Isola, per facilitare i vostri scambi?” Si guardano. Consultano umilmente lo stesso Martin. Colle suggestioni del benevolo banchiere si conviene che $200 per ognuno paiono abbastanza per incominciare. Appuntamento fissato per domani sera. Gli uomini si ritirano, scambiano tra di loro, riflessioni commosse, vanno a dormire tardi, s’addormentano bene soltanto verso il mattino, dopo avere a lungo sognato oro ad occhi aperti. Martin, lui, non perde tempo. Dimentica la sua stanchezza per non pensare che al suo avvenire di banchiere. Allo spuntare del giorno scava un fosso e rotola il barile dentro, lo copre di terra, lo dissimula con dei ciuffi d’erba accuratamente posti, vi trapianta un piccolo arbusto per nascondere ogni traccia. Poi mette in moto la sua piccola pressa, per stampare mille biglietti da un dollaro. Vedendo i biglietti uscire della pressa, tutti nuovi, sogna in se stesso: “Come sono facili da fare questi biglietti! Essi traggono il loro valore dai prodotti che serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero nulla. I miei cinque ingenui clienti non pensano a questo. Credono sia l’oro a garantire i dollari. Io li tengo per la loro ignoranza!” Verso sera, i cinque arrivano correndo presso

Martin. A chi il denaro fatto di fresco? Cinque mucchietti di biglietti erano là, sulla tavola. “Prima di distribuirvi questo denaro - disse il banchiere - bisogna intendersi.” “Il denaro è basato sull’oro. L’oro, collocato nella volta della mia banca, è mio. Dunque il denaro è mio... Oh! Non siate tristi. Io vi presterò questo denaro e voi l’userete a vostro piacere. In attesa, non vi carico che gli interessi. Visto che il denaro è raro sull’Isola, essendo che non ce n’è affatto, io credo di essere ragionevole, domandandovi solo un piccolo interesse dell’otto per cento.” “Un ultimo punto amici. Gli affari sono affari, anche tra grandi amici. Prima di toccare il proprio denaro, ognuno di voi, firmerà questo documento: c’è l’impegno per ognuno di voi di rimborsare capitale ed interessi, su pena di confisca, da me, delle loro proprietà. Oh! Una semplice garanzia. Io non tengo per nulla ad avere mai le vostre proprietà, io mi contento del denaro. Io sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e che mi restituirete il denaro.” “E’ pieno di buon senso, Signor Martin. Noi raddoppieremo d’ardore al lavoro e vi rimborseremo tutto.” “Va bene. E venite a trovarmi ogni qual volta abbiate problemi. Il banchiere è il migliore amico di tutti... Adesso, ecco ad ognuno i suoi 200 dollari.” Ed i nostri cinque uomini se ne vanno contenti, la testa e le mani piene di dollari.

Un problema d’aritmetica Il denaro di Martin ha circolato nell’Isola. Gli scambi si sono moltiplicati, semplificandosi. Tutti si rallegrano e salutano Martin con rispetto e gratitudine. Frattanto, Tommaso, l’ingegnere, è inquieto. I suoi prodotti sono ancora sotto terra. Non ha più in tasca che qualche dollaro. Come potrà rimborsare alla prossima scadenza il banchiere? Dopo aver ragionato a lungo sul suo problema individuale, Tommaso considera questo socialmente: “Considerando la popolazione di tutta quanta l’Isola - pensa - siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni? Martin ha fatto una somma totale di $1,000. Egli domanda una somma di $1,080. Persino prenderemmo insieme tutto il denaro dell’Isola per portarglielo, ciò farebbe $1,000 e non $1,080. Nessuno ha fatto gli $80 in più. Noi facciamo prodotti, non dollari. Martin potrà dunque sequestrare tutta l’Isola, poiché noi tutti insieme, non possiamo restituire capitale ed interessi. “Quelli che sono capaci rimborsano per se stessi, senza preoccuparsi degli altri, molti cadranno subito, altri sopravviveranno. Ma, il turno degli altri verrà ed il banchiere prenderà tutto. Dunque è meglio mettersi insieme immediatamente e regolare quest’affare socialmente.” Tommaso non ha difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha imbrogliati. Tutti si danno appuntamento dal banchiere.

Benevolenza del banchiere Martin indovina il loro stato d’animo, ma fa buona faccia. L’impetuoso Francesco presenta il caso: “Come possiamo noi portarvi $1,080 quando non ce n’è che $1,000 in tutta l’Isola?” “E’ l’interesse, miei buoni amici. Non è la vostra produzione aumentata?” “Si, ma, il denaro, lui, non è aumentato. Ora, c’è giustamente del denaro che voi reclamate e non dei prodotti. Voi solo potete fare del denaro. Ora voi non avete fatto che $1,000 e ne domandate $1,080. Questo è impossibile!” “Aspettate, miei amici. I banchieri si adattano sempre alle condizioni per il maggior bene comune... Io non vi domanderò che l’interesse. Niente altro che $80. Voi continuerete a tenere il capitale.” “Voi ci abolite i nostri debiti” “No, mi dispiace, ma un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro prestato. Ma voi non mi rimetterete ogni anno che l’interesse. Se voi siete assidui a pagare l’interesse, io non vi incalzerò per il rimborso del capitale. Qualcuno di voi possono divenire incapaci di pagare persino il loro interesse, poiché il denaro va da una persona all’altra. Allora organizzatevi come una nazione e fondate un sistema di collezione. Ciò si chiama tassare. Voi tasserete di più quelli che avranno più denaro, e gli altri meno. Purché voi mi apportiate collettivamente il totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la vostra nazione andrà bene.” I nostri uomini rincasano metà calmati e metà pensierosi.

L’estasi di Martin Golden Martin è solo. Qualche minuto di raccoglimento. Egli conclude: “Il mio affare è buono. Buoni lavoratori, questi uomini, ma ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno coperto di fiori, mentre io li ingannavo. Oh! grande Rothschild, io sento il tuo genio di banchiere impadronirsi dei mio essere. Tu lo hai ben detto, illustre maestro: ‘Che mi sia accordato il controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi fa le sue leggi.’ Io sono il padrone dell’Isola dei Naufraghi, perché ho il controllo del suo sistema monetario. Potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io, Martin Golden, lo posso fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno, da questa Isola: so come governare il mondo senza tenere di scettro. Il mio diletto sovrano sarebbe di versare la mia filosofia nelle teste dei cristiani: banchieri, padroni di industria, politicanti, salvatori di popolo, professori, giornalisti, essi sarebbero miei servi. La massa dei cristiani si addormenta meglio nella sua schiavitù, quando i capomastri di schiavi sono essi stessi cristiani.” E tutta la struttura del sistema bancario rothschildiano sorge nello spirito lietissimo di Martin. Frattanto, la situazione peggiora sull’Isola dei Naufraghi. Anche se la produttività aumenta, diminuiscono gli scambi. Martin pompa regolarmente i suoi interessi. Bisogna pensare a mettere denaro da parte per lui. Il denaro incolla, e lui fa circolare il male. Quelli che pagano più tasse gridano contro gli altri e aumentano i loro prezzi per trovare compenso. I più poveri, che non pagano tasse, gridano contro i costi della vita e comprano meno. Il morale diminuisce, la gioia di vivere se ne va. Non si ha più cuore al lavoro. A che vale? I prodotti si vendono male; e quando si vendono, bisogna infliggere delle tasse per Martin. La gente si priva. E’ la crisi. Ed ognuno accusa il suo vicino di mancare di virtù e di essere la causa della vita sempre più cara. Un giorno, Enrico, riflettendo nel mezzo del suo frutteto, conclude che il “progresso” apportato dal sistema monetario del banchiere, ha rovinato tutto nell’Isola. Certamente, i cinque uomini hanno i loro difetti; ma il sistema di Martin nutre tutto ciò che è di più cattivo nella natura umana. Enrico decide di convincere e di raccogliere i suoi compagni. Incomincia da Giacomo. Subito fatto: “Eh! - dice Giacomo - non sono affatto sapiente, io; ma è da molto tempo che lo sento: il sistema di quel banchiere è più putrido che il letame della mia stalla della scorsa primavera?” Tutti sono guadagnati l’uno dopo l’altro, ed un nuovo abboccamento con Martin è deciso.

Presso il fabbro di catene Ci fu una tempesta presso il banchiere: “Il denaro è raro sull’Isola, Signor, perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora altrettanto che al principio. Lavoriamo, facciamo le terre più belle, ed ecco che siamo più mal presi di prima che voi foste arrivato. Debito! Debito! Debiti fin sopra le teste!” “Orsù! miei amici, ragioniamo un po’. Se le vostre terre sono più belle, è grazie a me. Un buon sistema bancario è il più bell’attivo per un paese. Ma per approfittarne bisogna, prima di tutto, conservare la fiducia al banchiere. Venite a me come ad un padre... Voi volete altro denaro? Molto bene. Il mio barile d’oro vale molte volte mille dollari... Tenete, io ipotecherò le vostre nuove proprietà e vi presterò immediatamente un altro mille dollari.” “Due volte più di debiti? Due volte più di interesse da pagare ogni anno, senza mai finire?” “Si, ma io ve ne presterò ancora tanto che voi aumenterete la vostra ricchezza fondiaria; e voi non mi restituirete che l’interesse. Voi accatasterete i prestiti, li chiamerete: debito consolidato. Debito che potrà aumentare di anno in anno. Ma anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi svilupperete il vostro paese.” “Allora, più il nostro lavoro farà produrre l’Isola, piò il nostro debito totale aumenterà?” “Come in tutti i paesi civilizzati: il debito pubblico è un barometro della prosperità.”

Il lupo mangia gli agnelli “E’ questo ciò che voi chiamate denaro sano, Signor Martin? Un debito nazionale divenuto necessario ed impagabile? Ciò non è sano, ciò è malsano.” “Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull’oro e deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso mette i governi sotto la saggezza incarnata nei banchieri. A titolo di banchiere, io sono una fiaccola di civiltà nella vostra Isola.” “Signor Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma noi non ne vogliamo sapere affatto di tale civiltà. Noi non prenderemo più a prestito un solo soldo da voi. Denaro sano o non sano, noi non vogliamo più fare affari con voi.” “Mi dispiace questa decisione goffa, Signori. Ma, se rompete il contratto con me, io ho le vostre firme. Rimborsatemi immediatamente tutto, capitale e interessi.” “Ma, questo è impossibile, Signore. Anche restituendovi tutto il denaro dell’isola, non saremmo liberi.” “Non posso farci niente… Avete firmato, si o no? Si! Ebbene, in virtù della santità dei contratti, io sequestro tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi, al tempo in cui eravate così contenti di avermi. Voi non volete servire con beneplacito la potenza del denaro, voi la servirete con la forza. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me e alle mie condizioni. Andate. Io vi darò i miei ordini domani.”

Il controllo dei giornali Come Rothschild, Martin sa che colui che controlla il sistema monetario di una nazione, controlla questa nazione. Ma lui sa anche, che, per mantenere questo controllo bisogna intrattenere il popolo nell’ignoranza e divertirlo con altre cose. Martin ha notato che tra i cinque uomini, due sono conservatori e tre sono liberali. Lo ha notato dalle conversazioni dei cinque, la sera, soprattutto da quando sono diventati suoi schiavi. Si litigano tra rossi e blu. Di quando in quando, Enrico, meno partigiano, suggerisce un’Unione degli Elettori, per meglio risolvere insieme, una situazione penosa a tutti... Unione pericolosa che può portare alla dittatura. Martin si applicherà dunque ad inasprire le loro discordie politiche il più possibile. Si serve della sua piccola pressa per pubblicare due foglietti settimanali: “Il Sole” per i rossi; “La Stella” per i blu. “Il Sole”, in sostanza dice: Se voi non siete più padroni nel vostro paese, è a causa di questi arretrati di blu, sempre attaccati ai grossi interessi. “La Stella” dice in sostanza: Il vostro debito nazionale è l’opera dei maledetti rossi, sempre pronti a qualsiasi avventura politica. E i nostri due gruppi politici si litigano sempre più, dimenticando il vero fabbro di catene, il controllore del denaro, Martin. Un giorno Tommaso, l’ingegnere, scopre, incagliata nel fondo di un’ansa, alla fine dell’Isola e velata da alte erbe, una barca da salvataggio, senza remi, senza altra traccia di servizio che una cassa ben conservata. Apre la cassa: oltre a un panno e a qualche piccolo oggetto, la sua attenzione si ferma si di un libro-album ancora ben conservato intitolato: “Primo Anno di Verso Domani”. Curioso, il nostro uomo si siede e apre questo libro. Egli legge. Egli divora. S’illumina: “Ma ecco - esclama - ciò che avremmo dovuto sapere da molto tempo.”

Un relitto prezioso Il denaro non trae affatto il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che il denaro compra. “Il denaro può essere una semplice contabilità, i crediti passando da un conto all’altro secondo le compre e le vendite. Il totale del denaro in rapporto con il totale della produzione. “Ad ogni aumento della produzione, deve corrispondere un aumento equivalente del denaro... Mai interesse da pagare sul denaro, nascendo... Il progresso rappresentato, non da un debito pubblico, bensì da un dividendo uguale a ciascuno... I prezzi, aggiustati al potere di acquisto per un coefficiente dei prezzi... Il Credito Sociale...” Tommaso non si tiene piò. Si alza e corre, con il suo libro, a fare partecipi della sua splendida scoperta i suoi quattro compagni.

Il denaro, semplice contabilità E Tommaso si insedia professore: “Ecco - egli dice - quello che avremmo potuto fare, senza il banchiere, senza oro e senza firmare alcuno debito. Io apro un conto al nome di ciascuno di voi. A destra, i crediti, che fa aumentare il vostro conto; a sinistra, i debiti, che lo fa diminuire. Noi volevamo ciascuno $200 per cominciare. Di comune accordo, decidiamo d’iscrivere per ognuno un credito di 200. Ciascuno ha immediatamente $200. Francesco compra da Paolo dei prodotti per $10. Io tolgo a Francesco 10, gli resta 190. Aggiungo 10 a Paolo, ha adesso 210. Giacomo compra da Paolo per $8. Tolgo 8 a Giacomo, gli resta 192, mentre Paolo, lui sale a 218. Paolo compra legna da Francesco $15. Io tolgo 15 a Paolo, resta con 203; aggiungo 15 a Francesco che risale a 205. E così di seguito; da un conto all’altro, tutto come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra. Se qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua produzione, si apre il credito necessario per lui, senza interesse. Egli rimborsa il credito - una volta venduta la produzione. La stessa cosa per i lavori pubblici. Si aumentano anche periodicamente, i conti di ciascuno di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno, in corrispondenza al progresso sociale. Questo è il dividendo nazionale. Il denaro è così uno strumento di servizio.

Disperazione del banchiere Tutti hanno compreso. La piccola nazione è diventata creditista. L’indomani, il banchiere Martin riceve una lettera firmata dai cinque: “Signore, voi ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema monetario. Noi avremo ormai tutto il denaro che ci bisogna, senza oro, senza debito, senza ladro. Noi stabiliamo immediatamente nell’Isola dei Naufraghi, il sistema del Credito Sociale. Il dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale. Se voi tenete al vostro rimborso, possiamo rimettervi tutto il denaro che avete fatto per noi, non di più. Voi non potete reclamare quello che non avete fatto.” Martin è in disperazione. E’ il suo impero che crolla. I cinque diventati creditisti, il mistero del denaro o del credito non esiste più per loro. “Cosa fare? - egli pensa - Chiedere loro perdono, diventare come loro? Io, banchiere, fare ciò?.. No. Io cercherò piuttosto di non aver bisogno di loro e di vivere in disparte.”

Soperchieria scoperta Per proteggersi contro ogni reclamo futuro possibile, i nostri uomini hanno deciso di far firmare dal banchiere un documento attestando che egli possiede ancora tutto quello che aveva arrivando nell’Isola. Da qui l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e... il famoso barile d’oro. Fu necessario che Martin indicasse il luogo. Si dissotterra il barile. I nostri uomini lo tirano fuori dal buco con molto meno rispetto questa volta. Il Credito Sociale ha insegnato loro a disprezzare il feticcio oro. L’ingegnere, alzando il barile, trova che, essendo oro, non pesa molto: “Dubito che questo barile sia pieno d’oro.” L’irruente Francesco non esita più. Un colpo d’accetta ed il barile spiega il suo contenuto: d’oro, non una oncia! Rocce niente che volgari rocce senza valore!... I nostri uomini hanno stentano a crederlo: “Costui ci ha truffati a questo punto, il miserabile! Quanto creduli dovemmo essere stati per cadere addirittura in estasi di fronte alla solo parola: ORO! Abbiamo ipotecato tutte le nostre proprietà per dei pezzi di carta basati su quattro palate di roccia! Ladro e bugiardo. Abbiamo litigato e ci siamo odiati gli uni e gli altri per mesi e mesi per una tale soperchieria! Il demonio!” E mentre Francesco alzava l’accetta, il banchiere partiva verso la foresta a tutta velocità.

di Louis Even.


Paolo non può dormire! - Aggiunta di Nicolò Giuseppe Bellia – Tarquinia 3 settembre 2004

La fuga verso la foresta di Martin Golden ha lasciato nell’anima di Paolo, l’agricoltore, del disagio. La sua coscienza soffre all’idea che Martin non abbia riparo e cibo. Eppure, Paolo si dice, anche Martin è comproprietario dell’isola tanto quanto tutti gli altri. Una parte della terra che egli coltiva è anche di Martin, naufrago tra naufraghi. Ma anche se l’isola fosse divisa tra tutti, Martin non sarebbe capace di svolgere un qualunque lavoro produttivo. Potrebbe solo affittare il proprio fondo per ricavare di che vivere. E se qualcuno si ammalasse diventando temporaneamente o permanentemente inabile al lavoro, costui dovrebbe essere lasciato a se stesso cioè a morire? E inoltre il sistema di contabilizzazione illustrato da Tommaso non appare tanto semplice e potrebbe essere preferibile il sistema del denaro cartaceo, in vantaggiosa sostituzione della contabilizzazione.

Ecco la soluzione. Chiamiamo Martin ed affidiamogli il compito remunerato di stampare, per conto nostro, moneta! Inoltre si potrebbe avere sia l’emissione monetaria iniziale sia un’emissione mensile come reddito di base per tutti, con denaro cartaceo datato. Per evitare che la massa monetaria diventi esuberante è sufficiente decidere di decurtare annualmente il denaro (datato) dell’8% in base alle date, aggiornandone il valore. Con ciò la massa si stabilizzerà ad un valore ottimale ed inoltre Martin Golden potrà dare il proprio contributo. Dopo aver dedicato buona parte della notte alle riflessioni sopra descritte, finalmente la sua coscienza si sente sollevata e si accinge a dormire, ripromettendosi di parlarne agli altri l’indomani. Il sonno arriva subito.

Considerazioni di Louis Even

Dalla favola alla realtà: Sistema di denaro-debito

Il sistema di denaro-debito, introdotto da Martin sull'Isola dei Naufraghi portava la piccola comunità ad indebitarsi finanziariamente a misura che, per il suo lavoro, essa sviluppava ed arricchiva l'Isola.

Non è esattamente questo che avviene nei nostri paesi civilizzati?

Il Canadà attuale è certamente più ricco, di ricchezze reali, che 50 o 100 anni fa o che dai tempi dei pionieri. Ora, comparate il debito pubblico, la somma di tutti i debiti pubblici del Canadà di oggi con quella che era questa somma 50 anni fa, 100 anni fa, tre secoli fa!

È però la popolazione canadese stessa che, nel corso degli anni, ha prodotto l'arricchimento. Perché dunque tenerla indebitata per il risultato del suo lavoro?

Considerate, per esempio, il caso delle scuole, degli acquedotti municipali, dei ponti, delle strade, ed altre. costruzioni di carattere pubblico. Chi le costruisce? Dei costruttori del paese. Chi fornisce i materiali? Dei manifatturieri del paese. E perché essi possono cosi impiegarsi a dei lavori pubblici? Perché ci sono altri lavoratori che, essi, producono alimenti, vestiti, scarpe, o forniscono dei servizi che possono utilizzare i costruttori ed i fabbricanti di materiali.

È dunque la popolazione, nel suo insieme, che per il suo lavoro di tutti i tipi, produce tutte queste ricchezze. Se essa fa venire prodotti dall'estero, è per contropartita per prodotti che essa stessa fornisce all'estero.

Ora, cosa si constata? Dappertutto, si tassa i cittadini per pagare queste scuole, questi ospedali, questi ponti, queste strade ed altri lavori pubblici. Si fa dunque pagare alla popolazione, collettivamente, quello che la popolazione, collettivamente, essa stessa ha prodotto.

Pagare più del prezzo

E questo non si ferma là. Si fa pagare la popolazione più del prezzo di quello che essa stessa ha prodotto. La sua produzione, arricchimento reale, diviene per essa un debito caricato di interessi. Con gli anni, la somma degli interessi può uguagliare, o anche superare, l'importo del debito imposto dal sistema. Avviene cosi che si fa pagare la popolazione due volte, tre volte, il prezzo di quello che essa stessa ha prodotto.

Oltre i debiti pubblici, vi sono anche i debiti industriali, anche questi caricati di interessi. Essi forzano l'industriale, l'imprenditore, ad aumentare i suoi prezzi al di là del costo di produzione, alfine di poter rimborsare capitale ed interessi, altrimenti farebbe bancarotta.

Debiti pubblici o debiti industriali, è sempre la popolazione che deve pagare tutto questo al sistema finanziario. Pagare in tasse quando si tratta di debiti pubblici, pagare in prezzi quando si tratta di debiti industriali. I prezzi gonfiano mentre le tasse schiacciano il portamonete.

Sistema tirannico

Tutto questo e molte altre cose indicano bene un sistema di denaro, un sistema di finanza, che comanda invece di servire e che tiene la popolazione sotto la sua dominazione, come Martin Golden manteneva gli uomini dell'Isola sotto la sua dominazione prima che essi si rivoltassero.

E se i controllori del denaro rifiutano di prestare, o se ci mettono delle condizioni troppo difficili per gli Enti pubblici o per gli industriali, cosa succede? Succede che gli Enti pubblici rinunciano a dei progetti che sono però urgenti; succede che gli industriali rinunciano a degli sviluppi o delle produzioni che risponderebbero però a dei bisogni. E ciò è causa di disoccupazione. E per impedire i disoccupati di morire addirittura, bisogna tassare quelli che hanno ancora qualcosa o che guadagnano ancora un salario.

Si può immaginare un sistema più tirannico, di cui i malefici si fanno sentire fra tutta la popolazione?

Ostacolo alla distribuzione

E questo non è tutto. A parte di indebitare la produzione che finanzia, di paralizzare quella che rifiuta di finanziare, il sistema monetario è un cattivo strumento finanziario di distribuzione dei prodotti.

È bello avere dei negozi e dei depositi pieni, è bello avere tutto ciò che bisogna per una produzione anche più abbondante, la distribuzione dei prodotti è razionata.

Per ottenere i prodotti, in effetto, è necessario pagarli. Dinanzi ai prodotti abbondanti, bisognerebbe un'abbondanza di denaro nei portamonete. Ma questo non è il caso. Il sistema mette sempre più incremento di prezzi sui prodotti che di denaro nei portamonete del pubblico che ha bisogno di questi prodotti.

La capacità di pagare non è equivalente alla capacità di produrre. La finanza non è in accordo con la realtà. La realtà, questa è un'abbondanza di prodotti facili a fare. La finanza, questa è la moneta razionata e difficile ad ottenere.

Correggere ciò che è vizioso

Il sistema monetario attuale è dunque veramente un sistema punitivo, invece di essere un sistema di servizio.

Questo non vuol dire che, bisogna sopprimerlo, ma correggerlo. È questo che farebbe magnificamente l'applicazione dei principi finanziari conosciuti sotto il nome di CREDITO SOCIALE. (Da non confondere col partito politico che prende falsamente lo stesso nome.)

Il Credito Sociale

Il denaro conforme al reale

Il denaro di Martin, sull'Isola dei Naufraghi, non avrebbe avuto alcun valore se non vi fosse stato alcun prodotto sull'Isola. Anche se il suo barile fosse stato realmente pieno d'oro, che cosa quest'oro avrebbe potuto comprare in un'Isola senza prodotti? Oro, o denaro di carta, o qualsiasi importi di cifre nel libro di conto di Martin non avrebbero potuto nutrire nessuno, se non vi fossero stato dei prodotti alimentari. La stessa cosa per i vestiti. E cosi per tutto il resto.

Ma c'erano dei prodotti sull'Isola. Questi prodotti provenivano dalle risorse naturali dell'Isola e dal lavoro della piccola comunità. Questa ricchezza reale, che da sola dava valore al denaro, era la proprietà degli abitanti dell'Isola e non la proprietà esclusiva del banchiere Martin.

Martin li indebitava per ciò che ad essi apparteneva. Essi l'hanno compreso quando hanno conosciuto il Credito Sociale. Essi hanno compreso che ogni denaro, ogni credito finanziario, è basato sul credito della società essa stessa e non sull'operazione del banchiere. Hanno compreso che il denaro doveva dunque essere di loro proprietà al momento che esso nasceva; dunque, essere consegnato a loro, diviso tra loro, pronto a passare in seguito dagli uni agli altri secondo il va e viene della produzione degli uni e degli altri.

La questione del denaro diventava da quel momento per loro quello che è essenzialmente: una questione di contabilità.

La prima cosa che si esige di una contabilità è di essere esatta, conforme alla cose che essa esprime., Il denaro deve essere conforme alla produzione o alla distruzione di ricchezza. Seguire il movimento della ricchezza: produzione abbondante, denaro abbondante; produzione facile, denaro facile; produzione automatica, denaro automatico; gratuite nella produzione, gratuite nel denaro.

Il denaro per la produzione

Il denaro deve essere al servizio dei produttori, a misura che ne hanno bisogno per rinnovare i mezzi di produzione.

Questo è possibile, poiché si è già fatto, da oggi a domani, non appena che fu dichiarata la guerra. Il denaro, che mancava dappertutto da dieci anni è venuto tutto ad un tratto; e durante i sei anni di guerra, non vi è più stato alcun problema di denaro per finanziare tutta la produzione possibile e richiesta.

Il denaro può dunque essere, e deve essere, al servizio della produzione pubblica e della produzione privata, con la stessa fedeltà che fu al servizio della produzione di guerra. Tutto ciò che è fisicamente possibile per rispondere ai bisogni legittimi della popolazione deve essere reso finanziariamente possibile.

Ciò sarebbe la fine degli incubi deglii Enti pubblici. E sarebbe la fine della disoccupazione e delle sue privazioni, finché restano delle cose a fare per rispondere ai bisogni, pubblici o privati, della popolazione.

Tutti capitalisti — Dividendi ad ognuno

Il Credito Sociale preconizza la distribuzione di un dividendo periodico a tutti. Una somma di denaro che, diciamo, sarà versata ogni mese ad ogni persona, indipendentemente del suo impiego — tutto come il dividendo versato al capitalista, anche quando egli non lavora personalmente.

Si ammette che il capitalista dai dollari, colui che investe denaro in una impresa, ha diritto ad un reddito sul suo capitale, reddito che si chiama dividendo. Ci sono altri individui che mettono il suo capitale in opera, e questi altri sono ricompensati per questo, in salari. Ma il capitalista tira un reddito dalla sola presenza del suo capitale nell'impresa. Se vi lavora personalmente, tira allora due redditi: un salario per il suo lavoro ed un dividendo per il suo capitale.

Ebbene, il Credito Sociale considera che tutti i membri della società sono capitalisti. Tutti possiedono in comune un capitale reale che concorre molto di più alla produzione moderna che il capitale-dollari o che il lavoro individuale dei impiegati. Quale è questo capitale comunitario?

Dapprima vi sono le risorse naturali del paese, che non sono state prodotte da nessuno, che sono un dono di Dio a quelli che abitano questo paese.

Poi, vi è la somma delle conoscenze, delle invenzioni, delle scoperte, dei perfezionamenti nelle tecniche di produzione, di tutto questo progresso, acquisito, accumulato, ingrandito e trasmesso da una generazione all'altra. Questa è una eredità comune, guadagnata dalle generazioni passate, che la nostra generazione utilizza ed ingrandisce ancora per passarla alla seguente. Questa non è la proprietà esclusiva di nessuno, ma un bene comunitario per eccellenza.

E questo è bene il più grande fattore della produzione moderna. Eliminate solamente la forza motrice del vapore, dell'elettricità, del petrolio — invenzioni degli ultimi tre secoli — e dite cosa sarebbe la produzione totale, anche con molto più lavoro, e ben più lunghe ore, con tutti i lavoratori del paese.

Senza dubbio, bisogna ancora dei produttori per mettere questo capitale in rendimento, ed essi ne sono ricompensati dal loro salari. Ma, il capitale lui stesso deve valere dei dividendi ai suoi proprietari, dunque a tutti i cittadini, tutti ugualmente co-eredi delle generazioni passate.

Poiché questo capitale comunitario è il più grande fattore di produzione moderna, il dividendo dovrebbe essere capace di procurare ad ognuno almeno quello che occorre per provvedere ai bisogni essenziali dell'esistenza. Poi a misura che la meccanizzazione, la motorizzazione, l'automazione, prendono una parte sempre più grande nella produzione, con sempre meno lavoro umano, la parte distribuita dal dividendo dovrebbe diventare sempre più grande.

Ecco tutta un'altra maniera di concepire la distribuzione della ricchezza che la maniera di oggi. Invece di lasciare delle persone e delle famiglie nella grande miseria o di tassare quelli che guadagnano per venire al soccorso di quelli che non sono più necessari alla produzione, si vedrebbe tutte le persone assicurati d'un reddito di base dal dividendo. Migliore ripartizione alla sorgente.

Sarebbe nello stesso tempo, un mezzo, ben appropriato alle grandi possibilità produttrici moderne, di realizzare nella pratica il diritto di ogni essere umano all'uso dei beni materiali. Diritto che ogni persona tira dal solo fatto della sua esistenza. Diritto fondamentale e imprescrittibile che Pio XII rammentava nel suo storico radio messaggio del 1 giugno 1941:

I beni creati da Dio lo sono stati per tutti gli uomini e devono essere a disposizione di tutti, secondo i principi della giustizia e della carità. Ogni uomo, come essere dotato di ragione, tiene in fatto dalla natura il diritto fondamentale di usare dei beni materiali della terra... Un tale diritto individuale, non sarebbe essere soppresso in alcuna maniera, nemmeno dall'esercizio d'altri diritti sicuri e riconosciuti su dei beni materiali.

Un dividendo a tutti ed a ognuno: ecco bene la formula economica e sociale la più radiosa che sia mai stata proposta ad un mondo di cui il problema non è produrre, ma di distribuire i prodotti.

Non da un partito politico

Numerosi, in parecchi paesi, quelli che vedono nel Credito Sociale di Douglas, quello che è stato proposto di più perfetto per servire l'economia moderna d'abbondanza, e per mettere i prodotti al servizio di tutti.

Resta a far prevalere questa concezione dell'economia, affinché divenga un'attuazione nella pratica.

Sfortunatamente, in Canada, dei politicanti hanno disonorato le due parole: "Credito Sociale" prendendole per designare un partito politico. Questo è il più grande torto, che mai è stato fatto alla comprensione ed a l'espansione della dottrina di Douglas. Questa è diventata una sorgente di confusione ed una causa di diffidenza. Molta gente rifiuta a priori di sentire parlare del Credito Sociale, perché ci vedono un partito politico, ed essi hanno già dato la loro. adesione ad un altro partito.

Pertanto, il Credito Sociale, autenticamente compreso, non è del tutto un partito politico. È esattamente il contrario. Il fondatore stesso della scuola creditista: C.H. Douglas, conosceva certamente meglio che quelle piccole teste gonfiate che vogliono servirsi dell'idea superficiale che ne hanno per cercare di soddisfare le loro ambizioni politiche. Ora, Douglas, ha dichiarato nettamente che c'è incompatibilità tra Credito Sociale e politica elettorale. Partito politico e Credito Sociale sono due termini che si escludono l'uno l'altro, per la loro stessa natura, per il loro scopo, il loro motore, il loro spirito.

I principi del Credito Sociale si fonda su una filosofia. E questa filosofia dà la precedenza alla persona sul gruppo, sulle istituzioni, sul governo esso stesso. Tutta l’attività, fatta in nome del Credito Sociale autentico deve essere un'attività al servizio delle persone.

È tutto un altro motore che anima e orienta le attività di un partito politico.

Ogni partito politico, antico o nuovo, ha come primo scopo di conquistare o di conservare il potere, di diventare o di restare il gruppo che governerà il paese. E la ricerca del potere per un gruppo.

Il Credito Sociale, al contrario, concepisce il potere ridistribuito a tutti: il potere economico, dà un dividendo periodico permettendo ad ogni individuo di dare dei comandi alla produzione del suo paese; il potere politico, facendo dello Stato, dei governi da tutti i gradi, la cosa della persona, e non le persone la cosa dello Stato.

È il governo che interessa i partiti politici. Mentre è la persona, lo sboccio della persona che interessa il vero creditista.

La politica di partito incita i cittadini ad abdicare la loro responsabilità personale, il partito mettendo tutta l'importanza sul voto, su un atto di qualche secondo che il cittadino compie nascosto dietro uno schermo, dopo essere stato servito di stufato elettorale in tutte le salse durante quattro settimane.

Il Credito Sociale, al contrario, insegna ai cittadini a prendere essi stessi le loro responsabilità, in politica come nelle altre cose, ed in ogni tempo, facendosi sorveglianza e coscienza dei governi, gridando la verità e denunciando le ingiustizie senza tregua dovunque si trovino.

Ogni partito politico contribuisce a dividere il popolo, i partiti lottano gli uni contro gli altri, alla ricerca del potere. Ora, ogni divisione indebolisce. Un popolo diviso, indebolito, si fa mal servire.

La dottrina del Credito Sociale, al contrario, rende i cittadini coscienti delle aspirazioni fondamentali comuni ad ogni persona. Un movimento creditista autentico insegna ai cittadini ad unirsi per delle domande sulle quali tutti si accordano, a fare se necessario le pressioni concertate sui governanti, qualunque sia il gruppo al potere. È per questo che il giornale: "Vers Demain" da cui queste pagine sono tratte, raccomanda in politica: la pressione del popolo raggruppato fuori dei parlamenti, ma operando sui governi, al fine da costringere gli eletti del popolo a legiferare nel senso del Credito Sociale.

Per fare prevalere delle grandi idee, come la bella concezione creditista dell'economia, si ha bisogno, non di politicanti avidi di vanagloria e di denaro ma degli apostoli che si danno senza calcolo, non avendo in vista che il trionfo della verità ed un mondo migliore per tutti; degli apostoli distaccati da ogni ricompensa terrena, facendo tutto il loro possibile per la causa abbracciata e, per il resto, rimettendosi nelle mani di Dio. Il giornale "Vers Demain" lavora per formare di questi apostoli. Il giornale "Vers Demain" presenta i loro obiettivi, le loro attività e le loro attuazioni. Louis EVEN

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