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Tecniche di Disinformazione: Guida ai metodi più efficaci per ingannare, mentire e spargere notizie false

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Cos’è la disinformazione? In che modo i media riescono ad ingannare e mentire? Come possiamo fare tu ed io per riconoscere le fonti fuorvianti? In questa guida H.Michael Sweeney svela le tecniche di disinformazione più efficaci per aiutarti ad individuare le mezze verità.

La disinformazione è un’informazione falsa o inesatta che viene diffusa deliberatamente. Certe volte viene chiamata anche con il sinonimo di Black propaganda. Può includere la distribuzione di documenti, manoscritti e fotografie falsificate, o la diffusione di pettegolezzi maliziosi e informazioni costruite a tavolino. La disinformazione non va invece confusa con l’informazione falsa o inaccurata in modo non intenzionale. (fonte Wikipedia)
La disinformazione viene realizzata in vari modi. Ecco alcuni esempi:

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Il cancro è una malattia artificiale, parola di scienziati

di Marcello Pamio

Evviva, ci sono arrivati perfino gli scienziati: il cancro è una malattia artificiale!

Meglio tardi che mai, possiamo dire.

Dopo innumerevoli tentativi – tuttora in corso – di farci credere che il cancro è un difetto genetico, un microbo errante o peggio ancora un virus, arriva, dagli stessi ambienti dell’establishment medico-scientifico, una notizia alquanto interessante. Una notizia che smentisce loro stessi.

In Inghilterra, per l’esattezza all’Università di Manchester, un gruppo di ricercatori dopo una lunga ricerca che ha scandagliato e perlustrato migliaia di anni di storia, dalle mummie egiziane fino ad alcuni corpi del Sud America, hanno concluso che le patologie tumorali erano pressoché sconosciute dagli esseri umani dell’antichità.
Lo studio, capeggiato dal professor Michael Zimmerman e collega Rosalie David, è stato pubblicato nella rivista scientifica Nature Reviews Cancer.

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Il Nuovo Ordine Mondiale e la seconda generazione della rete

Quando nel “lontano” 2005 iniziai le mie prime ricerche sul cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” trovare materiale a riguardo non costituiva impresa semplice.
Il mondo della rete, seppur già allora in costante espansione, non era molto prodigo di informazioni per quanto riguardava articoli in italiano, e chi avesse voluto approfondire l’argomento avrebbe dovuto necessariamente rivolgersi a materiale in lingua inglese.

A distanza di “solo” 5 anni se si digita “Nuovo Ordine Mondiale” sul principale motore di ricerca della rete vengono segnalati circa 183.000 risultati.(1)

Questo aumento esponenziale del materiale a disposizione presenta, come si può immaginare, aspetti tanto positivi quanto negativi.

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LA FUNZIONE DELLA TELEVISIONE


Di Solange Manfredi

Al Qaeda, sventati piani attacchi in Francia, Germania e Gb
Niger: Francia attende richieste di al-Qaeda su ostaggi
‎Afghanistan/ Inglese rapita, i talebani vogliono ‘Lady Al Qaida’
‎Islamabad: ucciso il capo di al Qaida in Afghanistan e Pakistan
Donne kamikaze, Europa a rischio ”Al Qaeda punta a terrorizzarci”
‎Mali, due civili uccisi in raid Mauritania contro al Qaeda
‎Yemen, esercito libera la provincia di Shabwan da milizie di al-Qaeda
‎Niger: Kouchner, al Qaeda probabile responsabile rapimento francesi
‎Allarme negli Usa: Al Qaida cerca terroristi già residenti
‎IRAQ: AL-QAEDA RIVENDICA DUPLICE ATTENTATO DI DOMENICA A BAGHDAD

Questi sono solo alcuni dei titoli comparsi in questa settimana sui principali quotidiani nazionali.

Il problema è che Al-Qaeda non esiste più almeno dal 2002.

Proprio così.

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Imporre il silenzio: le strategie degli oscurantisti

Vorrei cercare di gettare luce su un argomento che, come ben saprete, mi tocca da vicino, quasi a raggiungermi il cuore. Spero, pertanto, di non peccare di eccessiva emotività, ma di poter render chiara la gravità del problema senza scadere in sentimentalismi e, soprattutto, portanto a beneficio di tutti argomentazioni evidenti ed inattaccabili.

Come avevo già detto nel primo post di questo blog, io sono stato vittima di censura, o per essere precisi sono stato coinvolto in un più diffuso modus operandi dei grandi e dei piccoli cospiratori, vale a dire quello dell’autocensura. Faccio qui, un primo distinguo, avendo tirato in ballo i “grandi” e i “piccoli”. Quando parlo dei grandi mi riferisco, ovviamente, ai burattinai del marcio sistema basato sul Signoraggio, coloro i quali, consapevolmente, ordiscono trame nei confronti degli altri esseri umani. Parlo invece dei piccoli riferendomi a coloro i quali, pur senza trarre beneficio alcuno dal grande complotto, lo appoggiano, tacitamente o apertamente, ma -e questo è quel che più conta- in assoluta buona fede. Ma com’è possibile che i piccoli, pur se innocenti, remino con tanta foga contro gli interessi dei loro simili e, soprattutto, contro il loro stesso bene?

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Wikipedia ha tradito Internet

“Il futuro è tutto nelle potenzialità dei blog.
Ma i giovani ignorano chi minaccia il Web”

Intervista di Gabriele Beccaria a Robert Cailliau
LA STAMPA, TuttoScienze, 3 ottobre 2007

«Wikipedia? Non è quello che volevamo avere». Adesso incombe come l’enciclopedia unica, che accentra conoscenze invece di disperderle, umiliando la filosofia originaria della Rete. E le giovani generazioni – aggiunge – non si preoccupano affatto dei gorghi del Web, che assorbono dati e li inghiottono chissà dove, fino ad approdi che potrebbero diventare pericolosi. Loro, però, hanno prontamente afferrato un’altro punto: che i blog offrono possibilità mai viste di libertà, le stesse che lui immaginò quando la Babele elettronica che oggi ci droga emetteva soltanto segnali premonitori.

Robert Cailliau, 1947

Robert Cailliau, brillante sessantenne, evoca il passato e allo stesso tempo punzecchia il futuro di Internet, disseminando provocazioni con un inglese fluente che non tradisce le sue origini belghe. E’ uno dei due uomini che al mondo può farlo meglio di chiunque altro. Con il britannico Tim Berners-Lee è l’inventore del sistema ipertestuale che in origine doveva permette l’accesso facile ai documenti prodotti a ritmo continuo dal Cern di Ginevra e che quasi subito, sfuggendo ai limiti imposti dai creatori, si è mutato in Internet. Invitato alla conferenza stampa di presentazione del Festival della Scienza di Genova, si presenta al «Globe», la sfera lignea che incombe davanti a uno degli ingressi del Cern, il laboratorio numero uno di fisica delle particelle, dove si lavora a ritmi forsennati. Ancora otto mesi e – si incrociano le dita – sarà completato il «Large Hadron Collider», il Grande collisore di adroni che, facendo scontrare i protoni a una velocità prossima a quella della luce, dovrà svelare una serie di interrogativi sulla nascita e sulla «tenuta» dell’Universo. Intanto l’universo di Cailliau continua imperterrito la sua velocissima espansione e, come il Big Bang originario è imbozzolato in una nebbia di ipotesi, il momento iniziale del Web resta ugualmente controverso.
«Me lo chiedono sempre e dò sempre la stessa risposta: non è mai esistita una “prima pagina Web”. E’ una questione irrilevante. Ci sono state, invece, tante prime pagine, nelle quali venivano pubblicati documenti giorno per giorno, esattamente come accade con i blog di oggi».
I «grillanti» di casa nostra si sentiranno lusingati. I blog – spiega – «incarnano l’idea di Web che avevamo in origine, come strumento di condivisione di conoscenze e di informazioni, ma anche come fonte di saggezza».
L’effetto è un contagio democratico che si accompagna alla globalizzazione dei prodotti e – altra sorpresa – se Wikipedia l’ha deluso, Cailliau si dichiara ottimista sui giganti come Google e eBay: «Non sono il male che molti indicano con angoscia. In realtà forniscono enormi piattaforme sulle quali gli individui si muovono e si esprimono».
Ora fanno soldi e le azioni di questi colossi valgono miliardi, ma, quando Internet era un organismo fragile, neonato, il Big Business gli voltò le spalle.
«Non ci crederete. Eppure, per una volta, i burocrati della Commissione europea furono più svelti degli imprenditori a capire che cosa stava accadendo».

Immagine da http://www.dw-world.de/

E nemmeno i reporter, che dovrebbero essere addestrati ad annusare gli indizi del futuro, si dimostrarono all’altezza.
«Ricordo una reporter, che all’inizio degli Anni 90 mi aggredì così:
“Come faccio a raccontare una cosa del genere? Non è abbastanza sexy!”». Nemmeno Cailliau, d’altra parte, si è arricchito con la sua intuizione. I miracolati di Internet appartengono tutti alle seconde, terze e quarte generazioni.
«Io non ho scritto un software, semmai ho stabilito uno standard, indipendentemente da qualunque applicazione commerciale».
E, d’altra parte, nemmeno al Cern esistevano fondi sufficienti per spingere le innovazioni informatiche e così, per un effetto paradossale, la Rete ha iniziato la deriva libertaria che ancora oggi, nonostante i ripetuti tentativi di imbrigliarla, la caratterizza come un esperimento senza precedenti, non meno stupefacente di quelli con le particelle dell’infinitamente piccolo che hanno reso celebre l’anello sotterraneo di Ginevra.
«Immaginavo la Rete come uno strumento sociale e, oggi, vedo con piacere che tutti discutono di Web-democrazia».
Con luci e ombre, com’è inevitabile. Cailliau ironizza sulla quantità di micro-operazioni che siamo costretti a eseguire al computer, dalle prenotazioni dei viaggi all’e-banking, e che un tempo erano affidati a personale specializzato («Che fatica! Lo so bene»), e allo stesso tempo si inorgoglisce per la mobilitazione digitale che tiene l’attenzione puntata sulle violenze nell’ex Birmania della giunta militare. Il mondo non è più lo stesso e nemmeno quello della scienza, dove ricercatori alle prime armi e Premi Nobel intrecciano in continuazione i loro dati e dove chiunque è istantaneamente raggiungibile con un colpetto di mouse.
«Dove stiamo andando? E’ la domanda classica e al momento non ho una vera risposta». Cailliau preferisce stilare un elenco di preoccupazioni. La cosiddetta Web-neutrality, per esempio, e poi il controllo crescente su informazioni che, invece, dovrebbero restare libere. Lo inquietano anche l’indifferenza dei ragazzi e delle ragazze per questi problemi e il diluvio di dati che spesso finiscono per soffocare l’informazione, anziché esaltarla. «Intanto cresce l’ossessione per il Web semantico, che dovrebbe organizzare i files in modo sempre più intelligente. Ma, per ora, non sembra succedere niente. Forse è uno di quei casi in cui si prepara qualcosa sotto la superficie e nessuno riesce a vederlo. Io preferisco concentrarmi sui blog e sul loro potenziale. Bisogna solo lasciarli cuocere ancora per un po’».




Webmaster: Duccio Armenise